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Sentinella, quanto resta della notte?

Scarpe grosse [racconto di Stefano Bon]

b_scarpe.0Siccome che ciò il naso lungo e i piedi anche di più nessuno che uno ci crede a quello che ci dico. Ma se uno furbo che mangia panevolpe – che come che diceva mio nonno el mangiare di quelli che cianno il cervello e lusano – se uno è furbo ci dicevo, ma’scolta allora capisce chè tutto vero e se non sembra pazienza, logiuro parola donore! Chè vero come che mi chiamo io e cioè Settimino per via che mia madre non ciela fatta a tenermi dentro il tempo giusto e scusate se parlo così dalfabeta mal’meno sapete perché.

Dunque è successo qu’estestate che tutti cuocevano al sole e mangiavano lalghe[1] che man detto el nuovo piatto che servono alla’driatico, dove che van tutti e si ritrovano come che in città e se sonscemi chè, colpa mia? E così io ero a Ro[2] che cero solo io el mio mico Cercatrova che non cerca mai e difatti non trova e poi tre o quattro cani come noi solo che loro ciavevano quattro zampe e i padroni li avevano dimenticati dalla fretta che ciavevano di partire e se non cero io e Cercatrova veniva il chiappacani e li tira su e dopo tre giorni ti-saluto-mia-bela-madunina! Speriamo solo chel chiappacani non si sbaglia e tira su anche noi due e!e!e!

Dunque era quasi che sera e ai giardinetti della sta’zione si stava di un bene che coi piedi nella fontana sembrava di stare al mare anche noi e di treni ne passava pochi e poca gente su a cuociere. Che qualcosa doveva cadere dan momento con lantro bastava di guardare il cielo e pure che un bambino lo capisce e di fatti o visto subito quelle nubi strane nerenere che venivano sopra allippì e ciodetto al mio mico: «Se piove tanto come che promettono ci spengono la fiamma e luc’celli ci vanno a fare il nido lassù, porca ippì!»

scarpe48x60Cercatrova che non cerca e non trova cià un cervello strano che non so ma dice cose che nessuno dice e solo che io capisco, così dice lui ma non è vero e difatti anche quella volta a detto una cosa che non capivo cioè: «Ci sarà da ballare stasera e porca vacca se mi ricordo un passo di qual’cosa che as’somiglia an ballo, tu ne conosci che uno, mico mio?»

La storia del ballo mica ballo centrava un fico con le nubi dico ma siccome che lo so che quando Cercatrova fa’na domanda cè bisogno che rispondo ciò detto: «Mai stato an ballo in vita mia, nemmeno da solo».

Cercatrova a fatto un verso come che si strozza e ma detto: «Ma dove che sei vissuto da giovane figlio mio per cinquan’tanni che ciai, nella Natalina?»

Un po girato ciò detto: «Quando che vuoi dicci cose che non piacciono Cercatrova! Cinquan’tanni ce là tuo nonno se vuoi e di Natalina non so chi è che dici!»

Cercatrova a riso che stavolta soff’oca e muore e li partono i denti pochi che cià e mà detto: «Quale Natalina fesso! O detto Naf’talina con leffe di fesso che non sei altro ai capito adesso?»

Siccome che stavo proprio per cavolarmi ciò detto bruttomuso: «E nemmeno sta Naftalina che dici la conosco e adesso basta che senò io… ».

E proprio nel mentre che Cercatrova si metteva a piangere lo scemo che rideva tanto che crepava quasi quasi, nel mezzo delle nubi nerenere cè stato un lampo come dun sole che’splode e difatti sé sentito BUM! e na’cosa che luccica che sembra magica è caduta giù sui binari della stazione.

«Porchippì!»[3] a sclamato Cercatova che per poco si strozza. «Eccheccavolo è?» a chiesto come che io lo sapevo. «Forse che un regalo per noi due, è? Forza Settimino gambe in spalla en’diamo a vedere che lò detto io che sta’sera si balla!»

Da dove che la cosa era caduta cera na luce che sembrava fuoco man’tanto sera messo che pioveva che dio la mandava e così ciò detto a Cercatrova: «Spettiamo che smette tanto mica che scappa no!».

E lui mà risposto: «Come che fai a saperlo e sin’vece scappa?» che ragione ce laveva lui lò capito subito quando che là detto così siamo andati sotto la pioggia e nessuno che uno cià visto solo Bobo c’a fatto BAU BAU e cè venuto dietro. Quando che siamo rivati dove che cera il fuoco il fuoco non cera più però lì non pioveva e cera caldo come che sotto il sole man’torno cera sempre il temporale che dio era proprio cavolato e Bobo si capiva che ciaveva paura e difatti se’ messo a tremare e se’ fermato con la coda in fra le zampe che voleva dire Io mi fermo qui an’date avanti voi. Cercatrova pure lui non capiva che lì non pioveva e se’ fermato a grattarsi la testa come che serviva a capire di più, e! e! e!

el_pollo_extraterrestrePoi tutti e tre abbiamo visto una cosa che non si capiva co’sera e difatti Cercatrova a detto: «E questaf’fare cose’ per la miseria?»

Io ciò detto: «A me mi sembra ‘na pentola» che gli mancava solo il fuoco sotto e il mestolo per girare ma era tutta bruciac’chiata come se l’avevano dimenticata sul fuoco.

Cercatrova a fatto come che sì con la testa che ciavevo ragione mà detto: «Mai vista na pentola grande come che un vagone di treno!»

Allora Bobo a fatto n’salto e a detto Baubau! che il coperchio della pentola se’ perto e il pollo che’ uscito cià detto: «Signori Signori vi prego queste’ ‘na stronave eddio sono il pilota!»

«Un pollo?» cià detto Cercatrova che non credeva come me che ciaveva la patente. «E da quandè che i polli parlano cheddiomibenedica!».

«Non lo so che pollo voi dite» a detto il pollo che faceva il furbo. «Io sono il capitano della’stronave e voi siete i primi straterrestri che cin’contro su sta pineta…».

Cercatrova a fischiato e mà detto: «Aò, mai visto pinete a Ro io e tu?»

images«Nemmeno che io» ciò risposto e poi che me’ venuto in mente: «Ma neppure di polli che ci parlano e da quando che non lo so perdio?»

«Capperi ciai ragione!» ha sclamato Cercatrova. «Che razza di scherzo è questo, mico mio?» cià chiesto Cercatrova al pollo. «Dove che ai inparato a parlare com’en damerino che di solito fai coccodè?».

«Ma che domande! A la scuola planetaria degli stronauti!» a detto il pollo che intanto ruspava per terra alla cerca di vermi. «Invece voi tre se posso chi siete signori miei?»

Cercatrova cià fatto un inchino e cià presentato e lui era’vvocato e io ingignere e Bobo rintintin.

Il pollo a raspato che era contento e a detto: «Bene mici miei e ora se mi portate dal vostro comandante che ciò da dirli qualc’osina».

«Comandante?» ciò detto io a Cercatrova.

«Il signor Sindaco!» ha sclamato lui e Bobo a fatto Baubau come che diceva sì proprio lui!

«Ottimo!» a detto il pollo. «Sapete la mia è ‘na missione diplonatica!»

«Diplochè?» ciò fatto io che sapevo un po di’tagliano e non avevo mai sentito di quelle missioni.

«Mal sindaco non cè è in vacanza alla’driatico!»

«E quando che torna che non posso spettare che ciò dav’visare il resto del mondo?» a detto il pollo che sembrava ballare il ballo di sanvito.

«Le’state è appena che scoppiata e mica il sindaco torna che’ da poco partito» a risposto Cercatrova. «Perché non ci dici a noi della missione diplonatica che poi celo diciamo al sindaco quando che torna!»

Il pollo sé grattato le penne e a raspato in terra e poi a detto: «Va bene ma dovete giurare che lo dite solo al sindaco quando che torna quello che ora ci dico! Promesso?»

Cercatrova eddio ci siamo guardati e ci siamo giurati viceversa di non dirlo e lab’biamo detto: «Su dicci cosè sta storia!»

Il pollo sé schiarito la voce e a detto: «Sono stato mandato sulla Terra perché luo’mo la finisce di mangiare i miei fratelli muti e lin’segna anche loro a parlare e scrivere come che dapper’tutto nelluni’verso!»

Cercatrova lan’terrotto per chiedere: «Chi è questo nelluni’verso che dici che non lo so che gli spiego io come chè buono il pollo fritto altroche!»

Il polle sé gitato tutto e a sbattuto lali come che era offeso: «Basta polli fritti e arrosto e astufati en gelatina! Altrimenti… ».

«Altrimenti cosa?» cià chiesto Cercatrova gitando il pugno davanti il becco del pollo mentre che Bobo cominciava a baiare contro.

«Altrimenti noi polli superiori cominceremo addallevare straterrestri umani per li straterrestri di Vega che ci piace la carne di umana contenti o no?»

«Per quello che mi frega dei straterresti umani!» a risposto Cercatrova. «E lo so pure che su Vega si mangia solo verdura che mia sorella è di lì!»

Pollo-arrostoPoi mà dato di gomito e a gridato: «Allassalto!»

Il pollo a detto solo: «Fermi! Non potete farlo! Mappello alla carta di Ginevra… ».

«Zitto tu!» o detto io mentre che Cercatrova gli tirava il collo. «E poi chi la conosce sta Ginevra che dici?»

E così chè andata ve lo giuro e anche se parlava e diceva quelle cose che non so era buono proprio come che un pollo che fa coccodè e basta. Da quando chè successo Cercatrova eddio guardiamo il celo e se vediamo che rivano le nubi nerenere ci prepariamo e ci pensiamo noi non importa se siete alla’driatico, salutateci il sindaco e dicete che a Ro ci pensiamo noi. Come che ciò detto ciabbiamo le scarpe grosse mal cervello fino.

 

Stefano Bon @ 1989

[1] Il racconto Scarpe grosse è apparso originariamente sul numero 6 del mensile Vernice Fresca nel settembre 1989. Settimino, dunque, si riferisce all’estate di quell’anno, caratterizzata dall’invasione di mucillagine nel Mar Adriatico, che condizionò non poco l’estate degli italiani.

[2] Settimino abitava a Rho, in provincia di Milano.

[3] Settimino si riferisce alla raffineria IP, che in quegli anni contribuiva a rendere più gradevole di quanto non si ostini a fare ancora oggi l’inceneritore di Figino, l’aria che i rhodensi respirano dalla nascita.

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