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Sentinella, quanto resta della notte?

Les Revenants, a volte ritornano

24---352170_origGli interrogativi sul senso della vita e della morte che da sempre accompagnano le speculazioni, più o meno dotte o documentate, di ogni essere vivente dotato di libero pensiero, sono uno degli argomenti più indagati da scrittori e registi per cercare di sbrogliare la matassa di ipotesi e suggestioni che, inevitabilmente, il tema dell’esistenza pone a chi non si accontenta di credere che la vita si riduca a un breve viaggio intriso di carnalità e poco altro.

Quando l’uomo, nel corso del lungo e avventuroso processo evolutivo, soddisfatte le necessità materiali più impellenti, ha cominciato a trovare il tempo e anche il piacere di fermarsi un istante per osservare e ascoltare qualcosa di diverso da sé stesso e dai rumori del suo stomaco, ecco farsi largo il senso della meraviglia.

Come ci ha insegnato Aristotele arriva il momento in cui ogni uomo scopre con stupore e inquietudine che alcune questioni di rango superiore, non direttamente collegate alle necessità primarie della sopravvivenza, lo costringono a meditare e interrogarsi sul senso della propria esistenza.

43 - image_portrait_w858Chi sono? Cosa ci faccio qui? Che senso ha tutto questo? Dove sto andando? Cosa troverò dopo? Dal tipo di risposte che, ciascuno nel suo piccolo, si è in grado o non-in-grado di darsi, derivano poi una serie di atti conseguenti, che di fatto indirizzano la vita di ogni individuo verso una direzione, caratterizzata da impronte e tracce del proprio passaggio: se saranno segni invisibili o effimeri, profondi o indelebili, questo lo stabilirà la storia stessa, nel suo divenire summa di storie e scelte differenti.

Da un punto di vista prettamente antropologico le domande sul senso della propria esistenza sono alla base della creazione di Dio, l’entità superiore a cui appare logico e a volte pure necessario rivolgersi per dare una risposta ai quesiti esistenziali dell’uomo.

La trascendenza, l’idea che si sia stati creati da un essere superiore che ci governa, comunque la si pensi in proposito, è una buona scelta, di sicuro la più gettonata nella storia delle culture e dei popoli, ma non necessariamente l’unica risposta.

A ben guardare, poi, non è neppure così indispensabile trovare una risposta, semmai lo è l’indagare, porsi nuove domande, non arrendersi davanti all’impressione che un mistero, per quanto inesplicabile e soverchiante come quello della nascita della vita o quello della morte, potendo rappresentare la fine di tutto, il punto di non ritorno della conoscenza, rappresenti per forza di cose il limite invalicabile oltre il quale il Nulla diviene l’unico Dio.

88 - sTfNsVCqKN3qgjkcxJYDalQfyD8La lunga premessa era necessaria, a mio avviso, per tentare un approccio d’analisi alla serie televisiva Les Revenants ( letteralmente: I ritornanti ), trasmessa da SKY Atlantic per le 8 puntate della prima stagione. Si tratta di un prodotto televisivo fuori dalla norma, nel senso che si caratterizza per una serie di peculiarità che lo rendono, di fatto, estremamente intrigante e suggestivo, di fatto già diventato oggetto di culto.

Les Revenants parla di morti che ritornano in vita, che resuscitano, senza fare ricorso a nessuno degli stereotipi classici del genere horror o fantastico: niente zombie assetati di carne umana, niente fantasmi vendicativi che si annidano in cantina o in solaio. Il tema della morte viene rivisitato attraverso il ritorno in vita di creature fragili e bisognose di risposte ( esattamente come i vivi ), sono semplicemente e poeticamente I ritornanti, uomini, donne, persino bambini che sono morti e quindi resuscitati alla vita con una traccia di continuità evidente tra le due condizioni, come a suggerire uno sfaldamento delle regole, una sovrapposizione di universi, o – come direbbe George A. Romero – un travaso dal mondo dei morti a quello dei vivi per raggiunto limite di capienza dell’Inferno…

31 - 5877_1363877494Ma la malvagità che siamo abituati ad associare agli zombie-tipo culturalmente e antropologicamente sdoganati da cinema e letteratura viene dichiaratamente rinnegata, quasi un atto di lesa maestà al genere horror così come siamo stati abituati a conoscerlo.

Eppure, superate le prime perplessità, vinto il timore di trovarsi di fronte alla sconclusionata fantasia di qualche sceneggiatore un po’ troppo pieno di sé, niente appare più naturale e credibile della ingenua e fragile Camille o del violento e folle Serge, solo per citare due dei ritornati che si collocano idealmente agli estremi opposti dell’arco caratteriale che li definisce da un punto di vista fisico e psicologico.

Les Revenants ha poco o nulla a che spartire con il genere horror, con le etichette in genere. I suoi non morti, i ritornanti, sono persone, non sono cadaveri ambulanti. Nessuno che non li avesse conosciuti da vivi potrebbe mai notare la differenza: questo elemento è seducente e terrificante al tempo stesso. Dove sono stati quando erano morti? Perché sono tornati? Hanno ancora non solo le stesse facce, le stesse voci, ma anche gli stessi pensieri, e i sogni e i desideri di allora: sono ritornati dalla morte, come eroi invincibili e immortali, eppure ci appaiono subito di una fragilità disarmante, così confusi e smarriti, il Tempo li ha dimenticati in qualche luogo senza ricordi per anni e anni, e ora – quasi prendendosene gioco – li ha risputati in mezzo alla mischia, senza nemmeno degnarsi di fornire loro una spiegazione o una guida per capire come fare e cosa fare.

90 - the-returned-tv-show_edited-2Per buona parte della prima stagione si avverte la sensazione che i protagonisti siano immersi in un flusso di incessante divenire, ogni cosa scorre, ogni cosa muta, tutto diviene. Il divenire, spiegava Eraclito, è la vera realtà del mondo, e ricordava come vi fosse un ordine nel divenire cosmico delle cose, e come esistesse un’unità nei contrari, come tra il giorno e la notte, tra il caldo e il freddo, tra il sopra e il sotto ( chi ha detto Upside down? ) e che la lotta tra questi elementi fosse governata da un’entità e una giustizia superiore.

Les revenants sembra sposare questa teoria, aggiungendo la vita e la morte all’elenco delle unità dei contrari che determina il corso delle cose del mondo, gettando con questi elementi in contrapposizione sullo stesso teatro della vita un seme di cambiamento dall’equilibrio precario ma di sconvolgente fascino.

80 - poster-03Aver snaturato il concetto di zombie non appare, in Les Revenants, né un sacrilegio né una provocazione fine a sé stessa, ma piuttosto una proposta antropologica, una chiave di accesso alla morte e alla vita dopo la morte che trascende i luoghi comuni, e obbliga tutti, i vivi così come i morti, a interrogarsi sul senso delle cose: passato, presente e futuro vengono a coincidere in una dimensione che se non è di terrore è sicuramente un luogo dove speranza e paura devono imparare a convivere, non necessariamente per trovare o dare risposte, ma semplicemente per prendere atto che le regole sono cambiate e solo mettendo insieme le parti migliori della propria nuova identità sarà forse possibile trovare un nuovo equilibrio.

Les Revenants, negli 8 episodi che compongono la prima stagione, non dà risposte, si limita abilmente ad offrire scenari di lettura e interpretazione, dissemina indizi, molti dei quali trovano lungo il percorso un posticino nel puzzle, questo va detto, ma l’insieme del mistero cresce di pari passo con l’apparente svelamento dello stesso, così che al termine dell’ultima puntata l’impressione è che il Tempo venga sospeso, la stessa valle inondata d’acqua e il paese sommerso suggeriscono l’idea che tutto sia confinato tra quei monti e quei boschi, che al di fuori di questo non esista più nulla.

30 - 4448872--les-revenants-la-serie-que-canal-a-620x345-1Il girare in tondo con l’auto di Julie e Victor, prigionieri della diga e della galleria, della nebbia, sembra dirci che tutto è illusione, e che ogni cosa, così come ogni persona, è destinata a perdersi infinitamente: come se il desiderio di vivere la vita, quella vera, piena e significante, sia per sempre perduto, non c’è possibilità di contatto tra i due piani di realtà, o comunque la si voglia chiamare.

I ritornanti hanno alterato l’equilibrio dell’esistenza dei vivi, quel sottile equilibrio creatosi all’indomani della loro morte: ritornare e mostrarsi di nuovo vivi, è innanzi tutto un’azione distruttiva, della realtà, della memoria, del dolore. La pace dell’anima è di nuovo stravolta, sovvertita in ogni logica, perché la resurrezione è un mistero, comunque la si guardi, e nessun uomo ne ha mai fatto esperienza. Rifugiarsi nella fede è un rischio che, per fortuna, al momento solo Pierre, il responsabile della comunità La mano tesa, sembra abbracciare: ma l’oscuro segreto che ne dilania lo spirito, forse, serve proprio a giustificare la necessità della fede.

07 - 20315168I morti sono ritornati ma non sapevano di essere morti. Per Simon, Camille e gli altri la vita non si è mai veramente interrotta, eppure in loro c’è un gran senso di vuoto da colmare, ciascuno alla ricerca di quegli amori, di quegli affetti, che solo un momento prima di morire davano senso alla loro vita e adesso sono come spaventose e disperate ombre alla ricerca di una nuova luce. Ma ora, che il tempo ha tracciato un solco non solo fisico ma anche spirituale che li separa dal quel sogno di niente che è diventata l’amara realtà, i ritornanti scoprono che i vivi non sono in grado di gestire il loro ritorno, troppa è la distanza tra ciò che era e ciò che è.

36 - article_2611-MED-RevenantsVivi e ritornanti appaiono ugualmente impreparati ad affrontare il presente. Perdute le coordinate emotive e temporali i primi, combattuti tra il desiderio e la paura di ri-vivere insieme alla persona amata che si credeva per sempre perduta. Smarrito il senso stesso dell’esistenza i secondi, catapultati dentro un piano di realtà ormai cancellato dal tempo, costretti a ritornare ad un presente dove nessuno li accetta più per quello che erano, avvertono la propria identità come qualcosa di subìto, neanche fossero automi risvegliati all’unisono da una misteriosa chiamata.

Sebbene Les Revenants non abbiano nessuna intenzione di fare del male ai vivi, neppure Serge, il cannibale, che pure ricomincia da dove aveva smesso, accoltellando la bella e sensuale Lucy, il loro ritorno ha sconvolto l’ordine naturale delle cose, gli equilibri dolorosamente maturati nel tempo attraverso l’elaborazione del lutto vengono in un solo istante annientati.

La morte che si tramuta in resurrezione e sembra annunciare la fine del mondo non fa che amplificare il terrore di chi è vivo e si era adattato alla morte del proprio caro e se ne era fatta una ragione, demandando ai ricordi l’unico momento di evasione dalla triste realtà .

40 - Celine_Sallette_actrice_comedienne_photo_les-revenants_serie_canal_plusE’ inoltre interessante notare come l’interrogativo che si pongono tutti, vivi e ritornati, curiosamente ma molto significativamente, non sia tanto cosa li abbia fatti ritornare in vita, ma perché?

L’assenza si trasforma in presenza con il riapparire dei ritornanti, e questo fatto porta ad una confusione della realtà che perde improvvisamente la sua prospettiva di unicità, non è più quell’elemento tangibile e materiale che siamo abituati a misurare nel tempo, attraverso le ore, i giorni, gli anni. Considerare questa forma di realtà soggetta a possibili trasformazioni, se da un lato affascina e seduce, mobilitando gli affetti e i sentimenti più intimi, dall’altro pone drammaticamente, come ricordato all’inizio, la questione della reale portata del significato della vita e della morte.

68 - lesrevenants5-ftLes revenants si propone come una sorta di dolente ma memorabile affresco della condizione umana, l’omaggio al sogno che si trasforma in realtà, come ricordato nella bellissima e inquietante scena iniziale, con la farfalla che prende vita e frantuma il vetro della bacheca in cui è stata inchiodata per anni, ma il suo volo, la sua forma, sono incerte e sfumate, quasi evanescenti, a ricordarci che la distanza tra sogno e incubo è davvero breve e sottile, proprio come il battito d’ali di una farfalla.

C’è un senso di insondabile e fascinoso mistero che aleggia sulla valle, che la esclude ma al contempo la protegge dal resto del mondo, che effettivamente, per come è stata raccontata fino ad ora questa serie, potrebbe benissimo non esistere.

Neppure il paese ha un nome, seppure inventato: i riferimenti spazio-temporali sono unicamente funzionali al dipanarsi degli eventi dei personaggi. Esiste l’oggi ed esiste il tempo che scandisce la distanza dagli eventi che hanno determinato la morte dei ritornati: quattro anni prima per Camille, 35 anni prima per il piccolo Victor ( Louis, in realtà ), sette anni prima per Serge, e così via.

Il futuro è rappresentato da una diga che pare imprigionare l’anima della montagna, nelle cui acque camosci e stambecchi sono andati a morire per un inspiegabile e macabro destino, la stessa acqua che misteriosamente continua a defluire dal bacino artificiale, allagando poco a poco il nuovo paese e lasciando riaffiorare, al contempo, quello vecchio, sommerso 35 anni prima da una tragedia simile a quella del Vajont.

61 - LesRevenants2Se fino ad ora Fabrice Gobert, la mente che ha ideato la serie ( ispirata al film Quelli che ritornano, di Robin Campillo, del 2004 ) , è riuscito a interessare il pubblico e la critica gettando i semi per un interessante dibattito sui luoghi dell’impossibile che albergano in noi, quasi sempre a nostra insaputa, passeggeri silenziosi e un poco temuti che si aggirano nella nostra psiche, ora, che le domande sono state poste e gli stessi Ritornanti chiedono di capire cosa è loro successo, il gioco si complica a dismisura perché l’aspettativa è alta e la sensazione che non possa esistere una risposta sola ed esaustiva al mistero che accomuna il ritorno in vita di tante persone fa temere per le scelte narrative che saranno date ( sono già state date! la seconda serie è in corso di produzione e il termine delle riprese è previsto per marzo 2015 ) per sciogliere, o ingarbugliare ancora di più, la matassa.

Senza voler con questo anticipare nulla, il timore che alla fine ci venga spiegato che sono tutti morti, sia i vivi che i ritornanti, e che il paese sia un paese fantasma che rivive per qualche strano mistero della Natura, è un timore reale, al momento in cui scrivo questo righe.

Perché la struttura narrativa di Les Revenants mi ricorda da vicino quella di Lost, e anche nella serie di J.J. Abrams il tema della vita oltre la morte aveva un ruolo centrale nella narrazione, seppure abilmente dissimulato ( basti pensare al personaggio di Locke ).

13 - 20317441Gobert afferma di essersi ispirato, per atmosfere e ambientazioni, alla serie TV Twin Peaks del demiurgo David Lynch, al film del regista svedese Tomas Alfredson Lasciami entrare ( un capolavoro del genere horror di cui mi occuperò in futuro ) e al romanzo Luna Park di Bret Easton Ellis ( l’autore di American Psycho ): l’elemento di continuità più evidente è sicuramente il senso di dolente ineluttabilità degli eventi, segreti e non, che accompagnano la vita, anzi le vite, quella precedente e quella successiva alla resurrezione dei ritornanti, di tutti gli abitanti del paese.

Della trama non intendo dire nulla di più di quel poco già detto in precedenza, se non che è sviluppata con magistrale senso della misura in un fluire lento ma avvolgente, quasi inebriante. La regia è sempre attenta a valorizzare le straordinarie capacità recitative di tutti gli attori, ognuno perfettamente calato nella dimensione del proprio personaggio. La colonna sonora è affidata al gruppo scozzese di post-rock Mogwai, il cui tema centrale è perfettamente in parte con le atmosfere di mistero e dilaniante sospensione del tempo che contraddistingue la serie.

Di seguito, infine, un rapido sguardo ai protagonisti e al loro ruolo nella narrazione:

71 - les-revenants-canal-plus-saison-1-essentiel-seriesCamille: adolescente quindicenne, gemella di Léna, dopo essere morta nell’incidente con il pullman al rientro da una gita scolastica si ritrova ad avere 4 anni meno della sorella Léna. Visceralmente in simbiosi con Léna, con la quale si disputava il primo amore, viene inizialmente respinta da lei, forse per senso di colpa, forse per paura, forse semplicemente perché le 2 ragazze sono ora separate da un abisso di 4 anni e il mondo non ha aspettato Camille, e neppure Léna l’ha fatto. Camille è una forza della natura, ingenua ma profonda, non si accontenta di essere resuscitata, si cimenta da subito nella riconquista della vita, con tutte le delusioni e i traumi che la sua condizione di ritornante, inevitabilmente, le impone. Camille ha il volto, la fluente chioma rossa e gli occhioni da cerbiatto di Yara Pilartz, una giovanissima attrice di stupefacente bravura.

37 - c05ea83506e8fcc6bad69e76c41f20cfLéna: è la sorella di Camille, interpretata dalla bellissima Jenna Thiam. Mentre la sorella moriva nell’incidente lei faceva l’amore per la prima volta, rubandole il ragazzo conteso. E Camille è morta avvertendo il suo tradimento, ed è ri-tornata in vita con quel pensiero, salvo trovare una sorella diventata donna e quindi una rivale impossibile da vincere sul piano della seduzione nei confronti dei ragazzi. Il senso di colpa e il dolore per la perdita di Camille hanno cambiato Léna, indurendole il carattere, rendendola spudorata e provocante con i coetanei, oltre che estremamente oppositiva verso i genitori, perennemente in conflitto tra loro.

Claire: è la mamma di Camille e Léna, interpretata da Ann Consigny. Il ritorno della figlia morta la turba ma le restituisce una ragione di vita che credeva perduta. 10 - 20317404Il suo rapporto con il marito Jérome si è incrinato dopo la tragedia, e solo l’aiuto di Pierre, responsabile della comunità La mano tesa, una specie di centro di accoglienza di stampo religioso, ha saputo infonderle coraggio e sostegno. Il suo rapporto con Pierre appare anche di tipo sentimentale, ma Gobert lascia volutamente sfumata e un tantino ambigua la relazione tra i due, come se nemmeno lui ci credesse davvero.

11 - 20317405.jpg-r_640_600-b_1_D6D6D6-f_jpg-q_x-xxyxxJérome: interpretato da Frederic Pierrot, è il padre delle gemelle. Dopo la morte di Camille ha cominciato a bere e il suo carattere si è fatto incostante e turbolento. Ha un pessimo rapporto con Léna, di cui non sopporta l’indipendenza e la sfacciataggine, che considera una palese sfida alla sua autorità. Si è separato da Claire ma continua a frequentarla, perché l’ama ancora anche se si sente ormai inadeguato, soprattutto dopo la comparsa di Pierre nella vita della moglie. Non sopporta Pierre, considerandolo un bugiardo e un approfittatore, ma ritiene prezioso il supporto psicologico che egli ha saputo offrire ai genitori dei ragazzi morti nell’incidente scolastico per affrontare il trauma della perdita.

57 - Les-revenants_portrait_w858-bisPierre: interpretato da Jean Francois Sivadier, è il responsabile della comunità di stampo religioso La mano tesa. E’ un personaggio fortemente ambiguo, che nasconde a tutta la comunità, oltre che alla propria coscienza, un passato da criminale che solo il piccolo Victor sembra, al momento, ri-conoscere. Come tutti gli uomini braccati dal senso di colpa per gli errori commessi nel passato, ha cercato di trasformare la propria vita in un percorso di rinascita e redenzione. La sua devozione a Dio e agli ultimi è però contrassegnata da una esaltazione di fondo che lo rende potenzialmente pericoloso, come dimostra l’arsenale di armi che custodisce in segreto nelle cantine della comunità. Da lui possiamo aspettarci solo guai nel prosieguo della vicenda.

20 - 20371191.jpg-r_640_600-b_1_D6D6D6-f_jpg-q_x-xxyxxSimon: interpretato da Pierre Perrier, è un giovane dall’aspetto affascinante ma tenebroso, la cui morte è avvolta da un mistero cha la rende sospetta. E’ morto il giorno del suo matrimonio, mentre la fidanzata Adèle lo attendeva già, inutilmente, all’altare. Simon ha un carattere difficile, alterna momenti di rara dolcezza a improvvisi scatti d’ira, che lo rendono socialmente pericoloso. Non riesce a stare lontano dai guai e il suo ritorno, tra tutti, è quello che mobilita maggiormente la comunità, che si sente in pericolo. Nessuno, a parte Adèle, pare ricordarsi di lui, ma alcune sue foto appese nel pub del paese, dimostrano che anche lui è effettivamente un ritornato. 12 - 20317437.jpg-r_640_600-b_1_D6D6D6-f_jpg-q_x-xxyxxViene ucciso da Thomas, l’attuale compagno di Adèle, ma la sua morte è di breve durata. Anche questa volta resuscita, ma sono sufficienti poche ore nella cella frigorifera dell’obitorio non 10 anni come per la prima resurrezione. E’ questa, insieme alla scena dell’uccisione di Serge, l’immagine più di stampo horror presente nella prima stagione di Les revenants.

66 - les-revenants-4-e1353264297699Adèle: interpretata da Clotilde Hesme, è il personaggio più disturbato e incapace di fronteggiare la venuta dei ritornanti. Dopo la morte di Simon ha dovuto lottare per non cedere alla disperazione e alla follia. Per anni ha vissuto nella convinzione che Simon seguitasse a viverle accanto, proteggendo lei e Chloè, la bambina nata dalla loro relazione. Solo l’arrivo di Thomas e della sua caparbia volontà di proteggerla dai fantasmi del passato, ha saputo ridarle la gioia di vivere. L’improvviso ritorno di Simon, inizialmente scambiato proprio per quel fantasma col quale credeva di aver convissuto dopo la sua morte, la sconvolge e la ripiomba nella follia.

77 - Les-Revenants-ThomasThomas: interpretato da Samir Guesmi, è il capo della postazione di polizia del paese. Mostra un amore quasi morboso verso Adèle, che sorveglia attraverso un impianto di telecamere segreto installato a casa di lei. L’arrivo di Simon lo sconvolge, inducendo in lui comportamenti imprevedibili e violenti. Alla prima occasione propizia, uccide il rivale senza reali motivi, se non quello della gelosia, ma scopre ben presto che la sua morte, ancora una volta, non è vera morte.

Victor ( Louis ): interpretato da Swann Nambotin è il più piccolo della compagnia dei ritornati, avendo al massimo 7 od 8 anni. E’ lui, comparendo improvvisamente davanti al pullman della scuola, a provocare indirettamente la morte di Camille e degli altri ragazzi. Il suo ritorno alla vita è accompagnato da un bisogno di protezione e cura che lo mostra indifeso ma anche estremamente inquietante. E’ morto ucciso a sangue freddo da un rapinatore dopo che anche la madre e il fratellino più grande erano stati uccisi durante un tentativo di furto a casa loro. Dal momento del suo ritorno si appiccica letteralmente a Julie, la giovane donna che egli identifica con la Fata dei Boschi di cui gli aveva parlato la mamma, suggerendogli di rivolgersi a lei per ottenere protezione se mai le fosse successo qualcosa. 92 - victor3-700x325La presenza di Victor, così come lo chiama Julie, visto che inizialmente il bambino non parla, è affidata a un musino che ricorda lo Scrat di L’era glaciale, e a due occhi che sembrano uscire dallo schermo. Ma l’innocenza del personaggio è messa in dubbio dalla sua oscura capacità di mobilitare gli istinti autodistruttivi delle persone che, in qualche maniera, sembrano infastidirlo o impaurirlo: si spiegano solo attraverso l’esercizio di un suo potere mentale, infatti, il suicidio dell’impicciona vicina di casa di Julie e quello di Toni, assalito dai sensi di colpa per l’omicidio del fratello Serge, ucciso per difendere la comunità dalla ferocia della sua follia criminale, che gli era valso l’appellativo di Il Cannibale, novello Hannibal Lecter. Victor identifica in Pierre, il responsabile della comunità La mano tesa, il complice del suo omicida ma, ricordando il suo tentativo di dissuadere il complice dall’ucciderlo, decide di non vendicarsi, almeno per il momento…

17 - 20363610.jpg-r_760_x-f_jpg-q_x-xxyxxJulie: interpretata da Céline Sallette, è stata in passato vittima di Serge, soprannominato il Cannibale, un pluriomicida di cui nessuno ha mai scoperto l’identità. E’ sopravvissuta alle ferite riportate nell’agguato, ma solo fisicamente, in quanto la sua vita ha subito un trauma così forte che tutto le è diventato indifferente. Vive come divorata da una lenta agonia, lontana dall’amore di Laure, la vice di Thomas, con cui era fidanzata. Laure non ha avuto il coraggio di starle vicino nei mesi in cui ha lottato tra la vita e la morte, e ora sono passati otto anni dal giorno in cui Serge l’aggredì. La sua vita cambia improvvisamente quando incontra Victor, il bambino impossibile che spunta dal nulla e si appiccica a lei in cerca di riparo e affetto. Per Julie è come una terapia d’urto: ritrova improvvisamente l’energia e la forza di lottare. Tra lei e il bambino scatta un meccanismo di riconoscimento che li attrae irresistibilmente: adesso Julie e Victor non sono più soli. Sono davvero, sotto questo aspetto, la sintesi perfetta del concetto di unità dei contrari espresso all’inizio di questo articolo: per essi l’equilibrio tra la vita e la morte trova espressione nel nuovo corso della vita.

08 - 20317390.jpg-r_640_600-b_1_D6D6D6-f_jpg-q_x-xxyxxSerge: interpretato da Guillaime Gouix, è stato, in vita, il fantomatico pluriomicida soprannominato Il Cannibale, in quanto si cibava del fegato delle vittime ancora agonizzanti. Ha sempre potuto vivere all’ombra della sua folle ferocia, impunemente libero di dare sfogo ai suoi istinti più bestiali, grazie alla copertura e alla protezione del fratello maggiore Toni, che per anni ha sperato di poterlo cambiare, ma inutilmente. In uno dei numerosi flashback apprendiamo che è stato proprio Toni, dopo l’ennesimo delitto commesso, quello di Julie, a uccidere Serge e a seppellirlo, ancora vivo, in un prato vicino al casolare di montagna dove i 2 vivevano insieme all’anziana madre, anche lei una ritornante, dopo essere morta di crepacuore all’indomani della misteriosa scomparsa del figlio più piccolo.

67 - les-revenants-5Dal momento del suo ritorno, Serge aggredisce Lucy riducendola in fin di vita a coltellate, ma l’imprevisto incontro con Léna, in fuga dalla famiglia e bisognosa d’aiuto, scuote la sua quotidianità malata e lo induce, per la prima volta nella vita, a ignorare gli istinti omicidi e sperimentare con la giovane il piacere del sesso.

53 - les-revenants_44419173_1Toni: interpretato da Grégory Gadebois, è il proprietario del pub, punto di ritrovo principale per tutti i giovani, e non solo, del paese. Da sette anni, da quando ha ucciso Serge e la madre, distrutta dal dolore per la sua misteriosa scomparsa, è morta di crepacuore, Toni vive cercando di sconfiggere i mostri annidati al buio della sua coscienza. L’impresa, sempre al limite dell’impossibile, si trasforma in incubo ad occhi aperti quando Serge, misteriosamente, ricompare e torna a seminare terrore nella comunità aggredendo Lucy, la nuova cameriera. Toni, devastato dai sensi di colpa, scopre di desiderare, più di ogni altra cosa, il perdono da parte del fratello, il quale, peraltro, non ricorda nulla, almeno inizialmente, della sua morte e del suo assassino. Solo dopo un drammatico faccia a faccia e la promessa di Toni di proteggere davvero, questa volta, Serge, in cambio del perdono suo e di sua madre per quanto successo sette anni prima, i due trovano un fragile equilibrio per convivere. Ma la misteriosa scomparsa di Serge nel lago durante un tentativo di traversata a nuoto, e i sensi di colpa riaffioranti nell’animo di Toni, amplificati da qualche potere evocativo posseduto dal piccolo Victor, inducono Toni a suicidarsi.

58 - Les-Revenants-00204-620x340Lucy: interpretata dalla sensuale Ana Girardot ( nessun legame di parentela con l’immensa Ann Girardot ), è la giovane cameriera del pub di Toni. Dotata di misteriosi poteri empatici e caratterizzata da un comportamento alquanto disinibito, diventa in breve tempo l’amante a pagamento di Jerome, al quale riferisce di avere contatti con la defunta Camille. Quando i ritornanti fanno la loro comparsa, viene aggredita e ridotta in fin di vita da Serge, ma grazie ai suoi poteri, ancora non esplicitati chiaramente, guarisce miracolosamente e diviene una sorta di taumaturgo per il popolo dei ritornati, ai quali si avvicina seducendo e rassicurando Simon. Diventa la loro portavoce nel drammatico confronto finale con gli abitanti del paese asserragliati nella comunità di Pierre, e restituisce l’idea di un personaggio di confine tra i due mondi, forse un messaggero o una guida.

Madame Costa: interpretata da Laetitia de Fombelle, è la ritornante che proviene da più anni nel passato. Suo marito, ormai anziano, quando la rivede dà fuoco alla casa e si suicida gettandosi dal ponte della diga. Insomma, non proprio una festa di bentornata. La signora appare indifferente a tutto il putiferio che si scatena in paese per il ritorno dei morti, si limita ad osservare distrattamente gli eventi, avvicinando solo Camille a cui, peraltro, dà un suggerimento che, seguito dalla ragazzina, avrà conseguenze tragiche. Un personaggio indecifrabile, per il momento, ma forse anche lei sa molto di più di quello che sembra sui misteri della valle.

72 - les-revenants-de-canal-vont-connaitre-une-seconde-vie-en-angleterre-4608-1Che altro dire? Da un punto di vista della sceneggiatura rimane da sottolineare un fatto che potrebbe avere la sua importanza nella risoluzione del mistero, ammesso che possa mai esserci soluzione: quando il piccolo Victor appare improvvisamente davanti al pullman di Camille e l’autista, per evitare di investirlo, perde il controllo del mezzo che precipita nel burrone, causando la morte di Camille e di tutti gli altri ragazzi, Victor è morto da circa 30 anni ma dei ritornanti, in paese, ancora nessuno ha sentito parlare. L’apparizione di Victor, infatti, si colloca quattro anni prima della comparsa dei ritornanti, e rappresenta un’anomalia nel contesto delle prove accumulate in questa prima stagione della serie. Come questa anomalia possa rappresentare una chiave per decifrare il mistero che imprigiona il paese e i suoi abitanti. vivi o morti che siano, non è dato sapere. Ma è un elemento che potrebbe avere la sua importanza, in quanto è difficile ritenere che possa trattarsi di una svista, considerata la cura della ricostruzione. Penso che dobbiamo solo avere un po’ di pazienza e aspettare a dita incrociate di scoprire cosa ci riserva la seconda stagione.

Direi che sono stato fin troppo lungo, spero di non avervi annoiato. In conclusione, Les Revenants è una serie di grande pregio, forse non un capolavoro, non ancora almeno, ma di sicuro una delle cose più interessanti viste alla TV negli ultimi anni. Assolutamente da recuperare: non abbiate paura del tema trattato, la morte non è mai stata tanto seducente e in sintonia con le aspettative dei vivi.

Stefano Bon @ 2014

 

 

 

 

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