stanzaunozerouno

Sentinella, quanto resta della notte?

H. G. Wells junior, a che ora è la fine del Mondo?

05 - 01_Tom-Kidd

The war of the worlds, Tom Kidd

Il giovane redattore del New York Times non sapeva più cosa pensare, le telefonate si succedevano ad un ritmo frenetico e si sentiva sopraffare dall’agitazione e dal dubbio. Ma davvero là fuori stava accadendo quello che riportavano le voci dei lettori del giornale che chiamavano terrorizzati per avere informazioni? Davvero i Marziani stavano attaccando gli Stati Uniti d’America? O erano i Nazisti?

Ormai non posava nemmeno più il ricevitore, abbassava la mano sulla forcella e lo squillo della nuova telefonata era immediato. Nella redazione era un rincorrersi di voci e trilli del telefono, di corse alle finestre per scrutare il cielo insolitamente stellato e di comandi impartiti dai capi redazione e dal direttore stesso. Lavorava lì da appena 10 giorni e non poteva davvero credere che la sua carriera di giornalista sarebbe finita tanto in fretta, senza quasi neppure cominciare!

Accostò la cornetta all’orecchio e si preparò all’ennesima concitata e confusa richiesta di aiuto, spiegazione, soccorso… Invece, niente di tutto quello. Silenzio e un lieve sospiro, come di chi sta per dire qualcosa che non avrebbe mai creduto possibile.

«Pronto? Qui è la redazione del New York Times,  c’è nessuno?»  – disse, sentendosi terribilmente stupido, almeno quanto lo riteneva il direttore. Santo cielo! – pensò – Non sarà mica un marziano?

Il subitaneo moto di terrore fu spazzato via dalla profonda voce, autenticamente umana, di un arzillo vecchietto, che pomposamente gli chiese: «Mi scusi, giovanotto, saprebbe dirmi a che ora esattamente è prevista la fine del mondo?»[1]

06 - 02_Robert-‘TroC‘-Czarnyr

THe War of the worlds, Robert-‘TroC‘-Czarnyr

Ok, ricominciamo da qui e cerchiamo  di mettere un poco di ordine.

E’ la sera del 30 ottobre 1938, mio zio H.G. Wells ha davvero costruito la macchina del tempo e me ne ha fatto dono quando ho compiuto 18 anni.[2]

Io sono sempre stato la scapestrato di famiglia, per cui non mi sono mai preoccupato più di tanto di leggere le istruzioni, mi bastava sapere come fare a partire e a tornare, poi l’anno bersaglio ho imparato con l’esperienza a calibrarlo e, in quanto alla carica energetica per le batterie della macchina del tempo, da quando ho scoperto la duraxite, beh, posso fregarmene di fusioni fredde e di tutte quelle tecnologie superate del ventunesimo secolo.

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La targa che celebra l’invasione marziana a Grover’s Mill, New Jersey

Mio zio, vedete, era un genio e nei suoi romanzi ha anticipato idee e scoperte che avrebbero in seguito alimentato i sogni di intere generazioni di scienziati, ma di certo non poteva prevedere quello che sarebbe successo la sera della vigilia di Halloween del 1938, quando gli alieni invasero la Terra partendo da Grover’s Mill, New Jersey.

Io ci sono andato, a quel giorno. E posso raccontarvi come andarono esattamente le cose…

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Orson Welles nel 1938 alla CBS

Orson Welles, borioso e sovrastimato attorucolo di teatro pseudo-shakespeariano, a corto di ruoli a Broadway ma dotato di quella dose di arroganza istintiva che solo  il duro mestiere di sopravvivere all’anonimato ti insegna a sfruttare a tuo vantaggio, decise che per non far naufragare il suo malpagato lavoro alla CBS, basato su trasposizioni radiofoniche di romanzi di successo, avrebbe avuto bisogno di sferrare un colpo basso al sistema.

Innanzi tutto al sistema di informazione, saldamente in mano ai colossi editoriali della carta stampata, che spacciava per «ultime!» o «ultimissime!»  delle notizie in realtà vecchie di 1 o 2 giorni, semplicemente perché non c’era nessuno in grado di raccontare in tempo reale ciò che accadeva nel mondo.[3]

O meglio, qualcuno, anzi qualcosa c’era… e cioè la Radio, l’invenzione del secolo, l’ennesima! Si trattava di uno strumento ancora molto giovane, in fase di espansione, già guardato con sospetto dai magnati dell’editoria, che ne avevano compreso l’enorme potenziale e temevano pericolosi cambi di rotta da parte degli abituali finanziatori, sempre alla ricerca di  nuove e piu remunerative strade per promuovere i loro affari.

Con la radio era possibile raggiungere in pochissimo tempo un bacino molto più vasto di persone e a costi infinitamente inferiori!

L’idea di Welles di affidare alla radio la fanta-cronaca di uno sbarco alieno sulla Terra fu geniale e provocatoria, ma frutto del caso, quasi inconsapevole, come se gli effetti che la trasmissione ebbe sull’immaginario collettivo del mondo di allora non fossero stati previsti, forse neppure immaginati.

24 - Invasione Marziani_24Welles decise, ispirandosi all’imminente notte di Halloween, di trasmettere in radio l’adattamento del famoso romanzo di mio zio H.G. «La guerra dei Mondi». Per rendere più credibile quanto si apprestava a narrare, arruolò alcune tra le più conosciute voci dei notiziari del network CBS, e alcuni attori squattrinati ma di indubbio talento drammatico, uno dei quali si esibì nella perfetta imitazione del Ministro degli Interni.

Nonostante prima della messa in onda del programma, denominato The Mercury Theatre on the Air, vi fosse stato l’annuncio che si trattava di una messinscena ispirata al romanzo di mio zio, nessuno, di lì a poco, vi fece più caso, sopraffatto dall’angoscia e dal terrore di quanto sentiva accadere nei collegamenti radio con diverse località degli Stati Uniti.

10 - HGWELLS_01_Invasione-Marziani_01

Il ventriloquo Edgar Bergen e il suo pupazzo

La trasmissione non aveva, come diremmo oggi, uno share particolarmente importante, anche perché l’orario di messa in onda si sovrapponeva con la parte finale del programma di punta della NBC, emittente rivale storica della CBS, in particolare con l’attesa esibizione del ventriloquo Edgar Bergen, personaggio di spicco dei varietà dell’epoca e molto apprezzato dal pubblico americano.

Questo fatto contribuì ad accrescere il panico e a impedire il riconoscimento della bufala, perché molti cambiarono canale a trasmissione iniziata, o quando avvisati da amici e parenti di quanto stava accadendo, senza quindi poter prendere consapevolezza in modo graduale e ragionato di quanto veniva descritto.

Nel giro di un paio d’ore un buon quarto degli americani si era mobilitato per fronteggiare l’invasione aliena, chi armandosi fino ai denti, chi barricandosi in cantina con scorte di viveri, chi rifugiandosi in chiesa a pregare aspettando la fine del mondo, chi riversandosi per strada in cerca del conforto di altre persone per affrontare quella follia.

Vi furono, pare, anche alcuni suicidi, ma la questione è dibattuta, in quanto non è mai stato provato un nesso convincente tra i suicidi e gli eventi legati all’invasione marziana di Welles.

11 - Invasione Marziani_02

Il titolo del New York Times il giorno dopo la trasmissione

La questione più interessante, non solo da un punto di vista sociologico, ma azzarderei anche antropologico, è quella legata alla reazione di follia collettiva, quasi una gestalt telepatica su vasta scala, che caratterizzò il comportamento delle masse di fronte alla minaccia aliena, chiaramente percepita come un pericolo nei confronti del quale l’umanità non avrebbe potuto altro che soccombere, scomparire.

Quello che veramente ingannò, a loro insaputa, anche gli ascoltatori più attenti, non fu tanto il non aver ascoltato l’avvertimento iniziale che si sarebbe trasmessa una fiction, quanto che il format dato alla trasmissione riproduceva fedelmente ( anche nelle voci dei corrispondenti dalle città degli Stati Uniti colpite dall’invasione aliena ) quello dei notiziari CBS, apprezzati a livello nazionale per la loro tempestività e completezza d’informazione.

08 - 03_Tom-Kidd

The war of the World, Tom Kidd

Si può quindi dire che fu la forza dell’abitudine, maturata nel tempo, a fregare gli americani e, contemporaneamente, a far aprire loro gli occhi sulle cattive abitudini acquisite nel corso del tempo, per cui se una cosa la dice la radio ( o la TV, diremmo oggi, non parliamo ancora di web perché questa è tutta un’altra storia… ) deve per forza essere vera.[4]

Fu da Welles introdotto su scala globale il fondamentale dilemma relativo alla credibilità dell’informazione. L’assunto è semplice:  tanto più è autorevole il comunicatore tanto più rispondente al vero deve essere il contenuto della sua comunicazione.

Così facendo, Welles sdoganò alla massa in maniera diretta e inequivocabile il concetto che l’informazione, anche la più complessa e articolata, può essere pilotata o, peggio, manipolata da chi controlla i canali dell’informazione. Il controllore e il controllato coincidono: la frittata è pronta per essere servita al tavolo degli sprovveduti!

Possiamo chiamarla propaganda, fabbrica del consenso,[5] o semplicemente cronaca quotidiana, ma l’informazione è ormai la principale arma di controllo delle masse, un’arma invisibile e insidiosa, seducente e ingannevole, come un’incantatrice di serpenti.

Un’arma accessibile nella sua forma più completa solo alle grandi corporazioni e ad un certo tipo di potere centralizzato, sovente celato dietro a una maschera di democrazia addomesticata, svuotata dei valori di partecipazione e collettività, pallida ombra di sé stessa, veicolo non più di conoscenza e confronto / condivisione ma di assuefazione e ritardo mentale indotto.[6]

27 - Invasione Marziani_35_edizione francese 1906

Illustrazione dall’edizione francese del libro di H.G. Wells, 1906

Per inciso, vale la pena osservare come il ritardo mentale indotto, di cui Theodor Adorno parla nel suo saggio ( vedi nota 6 ), non sia ancora debitore di trasmissioni come Amici, Il Grande fratello o le infinite soap-opera da suicidio assistito che popolano la TV oggigiorno, semplicemente perché all’epoca non esistevano ancora, né alla radio né tantomeno alla televisione, sebbene già allora Adorno identificasse in una certa categoria di rubriche di costume e di informazione leggera i prodromi di quella contro-informazione autoreferenziale da salotto dei ricchi e strafighi ( anche solo per la durata di uno spot ) che negli anni seguenti avrebbe completamente sovvertito le regole della comunicazione ( e ridotto in pappa il cervello di intere generazioni di adolescenti, e non solo loro! ).

Nelle desolate lande italiche, professionisti qualificati e al contempo sicari prezzolati come Maria de Filippi, Gerry Scotti, Paolo  Bonolis, per non dimenticare l’assoluta regina del trash più oltranzista, Barbaro D’Urso, sono tra i principali responsabili ( a loro insaputa, verrebbe da dire ai loro avvocati difensori in un ipotetico processo agli ammaliatori, in quanto più o meno in-consapevoli pedine di un sistema di indottrinamento molto più grande di loro, che li ha trasmutati in orrorifici manifesti viventi di un’ideologia del futile e dell’apparire, dell’avere e – al contempo – del non poter essere ) della piaga del ritardo mentale indotto, patologia trasversale a tutte le generazioni di tele-dipendenti italioti.

Ma torniamo alle riflessioni sull’invasione aliena di Grover’s Mill.

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The war of the world, Tom Kidd

In quella notte di fine ottobre del 1938, Orson Welles, con l’inquietudine tipica del giocatore d’azzardo, decise di giocarsi tutto, fama e reputazione, puntando sull’effetto sorpresa. E vinse! Di più…

Welles impartì all’elefantiaco e sonnolento sistema di potere americano una sonora lezione.

Di fronte ad un’America che ancora si interrogava indecisa sulla vera natura di Hitler e dei Nazisti, che osservava i già tragici avvenimenti europei come un distratto ricercatore del comportamento umano, incapace di comprendere la vicinanza del pericolo, forse per la sensazione di sicurezza rappresentata dalla distesa d’acqua dell’Oceano Atlantico, Welles affermò il principio che controllando i mezzi di comunicazione si controllava il potere, di fatto lo si esercitava.

Ma la cosa davvero sconvolgente e che rischiò di sovvertire l’ordine costituito dell’establishment fu l’aver dimostrato che la radio, questo giovane ma già affermato strumento di informazione e intrattenimento, poteva vincere la battaglia contro la carta stampata e rivoluzionare così il modo di raggiungere al cuore e al cervello le persone, modificando il linguaggio e i tempi di somministrazione del messaggio, rendendolo immediato, e attivando nell’ascoltatore in modo sottile, persino subdolo, una forma di complicità emotiva partecipata.

Welles, con la sua provocatoria rappresentazione, non solo contribuì a risvegliare le coscienze e il mai troppo sopito ( abusato? ) spirito patriottico americano, ma in un colpo solo dimostrò di possedere la chiave per scardinare l’indifferenza e il sospetto, legittimando al rango di verità fatti assolutamente inventati, semplicemente travestendoli di un manto di credibilità.

09 - 04_Robert-‘TroC‘-Czarnyr

The war of the world, Robert-‘TroC‘-Czarnyr

E’ curioso notare come il travestimento, l’inganno dissuasore introdotto da Welles nel ‘38, abbia saputo condizionare a tal punto la percezione della verità nella vita degli americani in quegli anni, che tre soli anni dopo, quando i giapponesi attaccarono a tradimento la base navale di Pearl Harbour, la notizia diffusa dalle stazioni radio statunitensi venne presa come uno scherzo di cattivo gusto, quasi una replica mal riuscita dell’invasione marziana. Furono necessarie le immagini pubblicate dai quotidiani, i resoconti dei dispacci militari che febbrilmente vennero inviati nelle ore successive all’attacco, a convincere gli americani che l’entrata in guerra proclamata da Roosevelt non era una panzana.

Questo fenomeno, più ampiamente noto con il termine di Sindrome di Willy[7], denota non solo la facilità di manipolazione cui può essere sottoposta una notizia, ma anche il grado di credibilità con cui questa può essere percepita dall’ascoltatore. E per fortuna, all’epoca dei fatti narrati, la televisione era ancora solo nella testa di qualche scienziato un po’ folle, e internet una diabolica creatura ancora da  esorcizzare…

47 - Invasione-Marziani_36Oggi , se Orson Welles solo pensasse di produrre una trasmissione del genere, lo vedremmo caricato in tutta fretta su uno di quei furgoncini attrezzati al contenimento delle persone in preda a forti crisi di personalità e dirottato in qualche casa di riposo per ex-artisti indigenti, o peggio, in un centro specializzato nella cura di disturbi psichiatrici, dove un’abbondante dose di tranquillanti lenirebbe non solo le sue angosce ma placherebbe anche la sua sete di creatività.

Nessun produttore radiofonico o televisivo prenderebbe in considerazione la possibilità di raccontare in radio una finta invasione aliena come fece Welles nel 1938. Semplicemente il mondo della comunicazione è cambiato, è cambiato non solo il concetto ma anche la percezione stessa della realtà.

45 - Invasione-Marziani_33Nel mondo di oggi, governato dai Media e dal sistema globalizzato, nel quale tutti credono di essere i burattinai senza accorgersi di essere burattini, la realtà, quello che ne rimane, è stata trasformata in spettacolo durevole e generalizzato, una sorta di viaggio infinito nel palinsesto delle vite vissute da noi comuni mortali. Dalle sonde in viaggio nei meandri del corpo umano alle webcam in camera da letto per riprendere le prodezze sessuali di ogni comune mortale, passando per i social network, i vari WhatsApp e la pletora di blog che ci  vomitano quotidianamente l’identica, frullata spazzatura,  la realtà disumanizzata che trasforma i protagonisti della vita, cioè noi esseri umani, in mostruosi ibridi chiamati avatar, pallida ombra di noi che fummo «uomo».

Ed io, che vi scrivo dal futuro, non importa da quale anno, io che il futuro non misuro più in anni, ma in conoscenza ( questo sarà argomento di un prossimo mio articolo ), vi dico: diffidate dalla realtà che vi si mostra, della realtà che vi viene raccontata, persino dalla realtà che vi pare di toccare… Esistono piani di realtà inesplorati dentro voi stessi, più inascoltati che muti, più invisibili che immateriali… Scopriteli! Ascoltateli! Coltivateli!

E, infine, sappiatelo: nel 1938, quando Welles raccontò della fasulla invasione da Marte, i veri Marziani ( anche se non provengono da Marte, per semplicità li chiamo marziani perché ho promesso di non rivelarne la vera natura e provenienza ) erano già da tempo sulla Terra, e qualcuno, dopo lo sbigottimento iniziale, si divertì pure ascoltando la trasmissione…

NOTE

[1] La telefonata è giunta davvero alla redazione del New York Times, quella sera. L’identità dell’uomo che pose con compostezza quella terrorizzante domanda non fu mai scoperta. Dell’episodio si sono occupati sociologi ( vedi le note successive relative a Hadley Cantril ) e musicisti come i R.E.M. che nel 1987 nell’album intitolato Document pubblicarono il brano dal tiolo It’s the End of the World as We Know It (And I Feel Fine) ad esso ispirato e del quale, nel 2001, Luciano Ligabue trasse la famosa cover A che ora è la fine del mondo?

59---Invasione-Marziani_46[2] Questa informazione è in aperto contrasto con le testimonianze raccolte in passato sull’episodio della sparizione della Macchina del Tempo di H.G. Wells. Come riportato in più articoli apparsi sul mensile Vernice Fresca negli anni ’80 e ’90 e in parte ripubblicati da StanzaUnoZeroUno ( altri ne seguiranno in futuro ), lo stesso nipote di Wells, HG Wells junior per l’appunto, si accusò del furto del preziosissimo manufatto. Possiamo solo supporre che egli tenti in questo frangente di riabilitare la propria immagine, o che l’overdose da jet-leg tipica  del viaggiatore del Tempo disturbi a tal punto le linee del continuum spazio temporale della sua coscienza da averne distorto la percezione. A ben guardare potrebbe essere ipotizzata anche una terza possibilità, e cioè che egli sia tornato da suo zio e si sia fatto regalare effettivamente la Macchina del Tempo, prima di essere costretto a rubarla, contravvenendo le regole del paradosso temporale ma quietando la propria coscienza. Questa eventualità aprirebbe tuttavia almeno una nuova questione: che fine ha fatto l’altro HG Wells junior, quello che a 18 anni non ha ricevuto in dono la Macchina del Tempo?

32 - Invasione-Marziani_06[3] La questione relativa alla volontarietà o meno di Orson Welles di scatenare il finimondo con il racconto in presa diretta della fasulla invasione di marziani è stata lungamente dibattuta e ha causato non pochi incidenti diplomatici nel corso degli anni. Gli esperti di sociologia, giornalismo, politica, psicologia e comunicazione hanno fatto a gara a chi ce l’aveva più lungo, cercando di spiegarci perché, in ordine cronologico: 1) Welles fu un genio nell’ideare questa colossale burla al sistema di potere del periodo ma, allo stesso tempo, di convincerci pure che: 2) fu il caso a determinare il successo, chiamiamolo così, di quella altrimenti noiosetta rubrica di letteratura on air e a regalare a Welles quella visibilità che egli, da abile agente di se stesso, seppe sfruttare come trampolino di lancio per la sua istrionica e narcisistica carriera di attore, e infine: 39 - Invasione-Marziani_203) che non fu realmente esaustiva né l’una né l’altra considerazione, in quanto la trasmissione fu ascoltata da talmente poche persone che solo un’eccessiva enfasi nel racconto dell’accaduto, all’indomani dell’evento, permise alla notizia di assurgere in breve tempo a manifesto dell’assoluto potere dei media, in grado già allora, nonostante gli evidenti limiti imposti dalle reti di comunicazione allora esistenti, di condizionare pesantemente la vita delle persone comuni. Insomma, tutto e il contrario di tutto. Noi, da par nostro, restiamo convinti che Wells abbia abilmente giocato le sue carte: è vero che prima della trasmissione l’annunciatrice della CBS informò il pubblico della natura del programma, ma è anche vero che l’effetto sorpresa fu giocato molti minuti dopo, quando ormai la platea di ascoltatori si era ampliata e diversificata al punto da non poter più essere considerata al riparo da possibili tranelli, come infatti accadde.

[4] Per chi volesse approfondire l’argomento relativo alle motivazioni psicologiche e sociologiche alla base della reazione di panico generata dalla tramissione di Welles,  suggerisco il saggio di Hadley Cantril, The Invasion from Mars, a Study in the Psychology of Panic, 1940. Attraverso numerose testimonianze di gente comune e la ricostruzione degli eventi, compresa un’accurata analisi del testo della trasmissione e degli articoli dei giornali dei giorni seguenti, delle reazioni del mondo politico ( alla vigilia della guerra ) e dei commenti di ogni libero pensatore in grado di far giungere la propria voce alla ribalta della cronaca, Cantril ri-costruisce la personalità di 4 ascoltatori-tipo, da quello più sgamato e che ha capito al volo che si trattava di una recita a quello più sprovveduto che si è bevuto tutto rimanendo traumatizzato. Nel 2013 Jefferson Pooley e Michael Socolow, due sociologi esperti del ramo Media e Comunicazione, hanno fortemente contestato le teorie di Cantril, soprattutto l’eccessiva enfasi data da Cantril alla così detta «reazione da panico», non supportata, secondo loro, da reali riscontri scientifici. Si legga in proposito il loro articolo.

[5] La fabbrica del consenso. La politica e i mass media (titolo originale: Manufacturing Consent: The Political Economy of the Mass Media è un saggio scritto a quattro mani da Edward S. Herman e Noam Chomsky)

Theodor W. Adorno

Theodor Adorno

[6] Theodor Adorno, Parole chiave. Modelli critici, SugarCo, Milano 1969. Secondo la tesi di Adorno i mass media potevano essere utilizzati per indurre stati mentali regressivi, atomizzando gli individui e producendo una crescente labilità psichica. Nei suoi accurati studi di sociologia come ad esempio il famoso Radio Research Project ( Progetto di ricerca sulla Radio ), caratterizzato dall’indagine sulla Personalità autoritaria, Adorno scrisse che gli ascoltatori dei programmi radiofonici musicali «fluttuano tra una dimenticanza illimitata e attimi di ravvisamento improvviso, che scompaiono immediatamente; ascoltano atomizzando e dissociano ciò che ascoltano, precludendosi così la capacità di riconoscere coscientemente la musica […]. Essi non sono ingenui, ma infantili; il loro primitivismo non è quello del non sviluppato, ma del forzatamente ritardato».

[7] Sindrome di Willy: la citazione di H.G. Wells jr. ci sorprende e ci emoziona ma allo stesso tempo ci lascia alquanto scettici sulla sua effettiva credibilità. Di questa fantomatica sindrome, non riportata in nessun manuale di psicologia e/o psichiatria, si parla diffusamente solo su 2 testi, importanti finché si vuole ma non necessariamente dei vangeli della cultura, e precisamente:62---Invasione-Marziani_48 1) sul nr. 1393 di Topolino del 1982 nel racconto di apertura del volume dal titolo «Zio Paperone e l’antipubblicità», e 2) sul nr. 05 di Phase IV del luglio 2009, nell’editoriale dall’eloquente titolo «Sindrome di Willy: ultima spiaggia?», di cui qui di seguito riportiamo un ampio estratto: «Da piccolo leggevo TOPOLINO e non passava domenica senza che facessi a gara coi miei fratelli per essere io il primo a leggerlo. Anche se TOPOLINO è cambiato nella forma e nella sostanza mi capita ancora, di tanto in tanto, di andare alla ricerca dei numeri usciti in quegli anni e di lasciarmi rapire dall‟incanto e dalla nostalgia di quei ricordi d’infanzia. E’ così che, di recente, durante un soggiorno a casa di parenti, mi è finito tra le mani un numero del 1982 e ho letto della geniale trovata di Paperino e nipoti per risollevare le sorti della scricchiolante industria capitalistica dello Zio Paperone: l’antipubblicità, ovvero la messa in atto della famosa Sindrome di Willy… Per spingere i paperopolesi a tornare a comprare i vari prodotti di consumo ( di Paperone, si intende ), Paperino e nipoti suggeriscono allo zione di adottare la tecnica sottesa al principio base della Sindrome di Willy: ad una persona opportunamente formata attraverso anni e anni di messaggi mediatici di un certo tipo, tanto da apparire esausta e sfinita al punto da non poterne più apprezzare il senso, se vuoi che questa continui a comportarsi nel modo a te più congeniale ( nello specifico, comprare i tuoi prodotti ) per scuotere le sue certezze stanando dal silenzio e dalla pigrizia il suo principio del libero arbitrio, devi ordinargli di NON FARE la cosa che in realtà tu vuoi che egli faccia, ossia comprare i tuoi prodotti. E non basta che tu gli dica di NON COMPRARLI, gli devi anche spiegare perché, ossia che non deve farlo perché sono anche i peggiori e i più cari in commercio… Insomma, l’antipubblicità per eccellenza. Io parlo male di me stesso e di ciò che produco per ottenere da te, il mio abituale compratore, uno shock tale da indurti a dubitare delle mie stesse parole e costringerti a verificare quello che, dentro di te, già sai: e cioè che i 62---Invasione-Marziani_47miei prodotti non possono essere i peggiori, perché sono I MIEI, e quindi non resta che comprarli per dimostrare che sotto c’è un trucco e io compratore, che sono furbo e ho imparato a leggere il modo di comunicare di te, Media, l’ho capito bene e non mi faccio ingannare. Così, tutti a comprare i prodotti di Paperone nonostante la sua stessa réclame sia negativa. Ecco, in sintesi, la fantomatica Sindrome di Willy ( … ) In psicologia esiste un principio simile, ma non del tutto assimilabile, che porta il nome di prescrizione paradossale: ti dico di fare l’esatto contrario di ciò che voglio tu faccia, e siccome ti conosco e so che tu non vuoi che io ti dica cosa devi fare, tu, che sei psicologicamente nelle mie mani, per dimostrare di essere pienamente libero e in grado di decidere per te stesso, ti ritroverai a fare il contrario di ciò che ti ho detto, che è esattamente quello che io volevo, ma restando convinto di averlo fatto per tua consapevole scelta… Troppo contorto? A me pare semplicissimo, quasi troppo…» (nota del traduttore che guarda caso coincide con il curatore di Phase IV, autore dell’editoriale citato, e di questo blog… da qui l’emozione e il compiacimento!)…

44 - Invasione-Marziani_31

Articolo scritto da H. G. Wells junior, trasmessoci da H. G. Wells IV junior

Traduzione e nota [7] a cura di Stefano Bon

2 commenti su “H. G. Wells junior, a che ora è la fine del Mondo?

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