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The X-Files, il ritorno: primo contatto

key-art-4-hand-2A volte tornano, come vecchi amici quasi dimenticati o mitizzati in qualche angolo remoto del cervello.

Il primo moto dello spirito, la prima sensazione non può che essere di felicità, di soddisfazione per aver ritrovato qualcosa di creduto definitivamente perso.

Poi l’emozione lascia spazio alla razionalità e s’inizia ad osservare con maggiore attenzione i segni del tempo sui vecchi amici.

Si notano così le rughe, i sorrisi più stanchi….

E’ questo quello che è avvenuto con la serie televisiva X files che è tornata sugli schermi dopo più di tredici anni di assenza.

Un ritorno sperato e desiderato dai molti fans, ma per nulla facile da realizzare in base alle logiche commerciali ed al business.

Un ritorno, nel complesso, ben riuscito.

La magia è riaffiorata abbastanza presto sotto uno strato di spessa polvere accumulatosi nei tanti anni trascorsi dopo la fine della serie originale, interrotti solo dal film X-Files – Voglio crederci (The X-Files: I Want to Believe), girato a Vancouver tra il dicembre 2007 e il marzo 2008.

new-x-files-promo-promises-the-truth-is-still-out-there-737892Come in un’apparente continuum temporale tuttavia, senza salti o interruzioni di sorta, gli agenti Fox Mulder (David Duchovny) e Dana Scully (Gillian Anderson) sono tornati, come sempre, a indagare sul paranormale con una nuova attesissima stagione di X-Files trasmessa da FOX (canale 112 di Sky) a 24 ore dalla messa in onda in USA.

Probabilmente il primo dei due episodi trasmessi, La verità è ancora là fuori, può essere considerato interlocutorio in quanto ha il compito di recuperare il filo narrativo così a lungo interrotto.

Privilegiando l’idea di complotto, che come ricorda Chris Carter in un’intervista dell’epoca doveva servire per fidelizzare gli spettatori al di là degli episodi che si concludevano in una sola puntata, i nostri eroi si trovano a combattere sul tenue filo posto tra la macchinazione del governo o peggio di un’entità sovranazionale potentissima e l’invasione aliena.

Il telefilm, invero, stenta un po’ a decollare proprio per la sua funzione introduttiva diventando una carrellata di personaggi, come il vicedirettore Skinner interpretato come sempre da Mitch Pileggi o l’uomo che fuma (nella versione originale in lingua inglese Cigarette Smoking Man o Cancer Man), interpretato da William B. Davis.

308C2B5300000578-3415144-image-a-62_1453702253596Il secondo episodio, Evoluzione della specie, affronta, invece, un caso di un dubbio suicidio, sia pur sempre sotto la cappa complottistica di un’élite dominante nascosta che usa il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, che come si sa si presta ad essere al centro di svariate teorie del complotto, e l’esercito per i suoi scopi.

Ricerche genetiche, con sangue probabilmente alieno, per creare una super razza, forte ma di difficile gestione.

L’episodio riprende così a navigare più leggero diventando godibile anche se un po’ più scontato di quelli di un tempo.

1370-ew-jul32015_612x380Sullo sfondo una Scully forse un po’ troppo ripiegata su sé stessa e problematica, scegliendo una recitazione che amplifica la fragilità umana e i dubbi della nostra condizione ricalcando, per certi versi, l’interpretazione della Anderson del personaggio della sovrintendente di polizia Stella Gibson in The Fall – Caccia al serial killer.

Mulder rimane più fedele al suo ruolo di cavaliere (o don Chisciotte), quasi senza macchia.

In realtà anche per lui con l’aumentare dell’età sono cresciuti i dubbi e la razionalità fa capolino nei suoi atteggiamenti solitamente legati all’intuizione più che al ragionamento.

Tuttavia basta poco, una sola ombra, perché sia pronto di nuovo a stupirsi e a ricominciare la sua ricerca e la sua battaglia.

2jsfax6Più spazio, infine, in entrambi gli episodi, è dato al ricordo di William Scully, il figlio di Dana Scully e (apparentemente) di Fox Mulder, nato nel finale dell’ottava stagione, forse per realizzare attraverso la nostalgia e il ricordo personaggi a tutto tondo e non solo ricercatori del mistero o forse per aprire un nuovo filone di narrazione da sfruttare in un secondo tempo.

Per ora questa continuazione sembra reggere, come dimostrano anche gli ottimi ascolti registrati, anche senza quella capacità di stupire e di innovare legata alla serie originale ad esclusione, forse, dell’ultima stagione.

Non rimane, perciò, che continuare a seguirla per trarre, alla fine dei sei episodi, conclusioni maggiormente definitive, ricordando sempre il motto di Fox Mulder: «I want to believe».

Maurizio Canauz @ 2015

 

 

 

Un commento su “The X-Files, il ritorno: primo contatto

  1. Pingback: The X Files: ci avevamo tanto creduto | stanzaunozerouno

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