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Sentinella, quanto resta della notte?

The X Files: ci avevamo tanto creduto

xf2016f-logo-siteQuanti colpi ci sono in una vecchia colt del west?

Se non sbaglio sei.

E cosa succederebbe se almeno tre o quattro di questi fossero a salve e ci si trovasse al centro di una sparatoria?

Domanda effettivamente retorica e dalla risposta scontata: non ci sarebbe scampo.

Purtroppo per quanto riguarda X- Files mi sembra, e lo affermo molto a malincuore, la stessa cosa.

Due o tre episodi possono essere considerati a livello di quelli originali ma gli altri sono decisamente sottotono. (vedasi l’articolo del 29 gennaio scorso, pubblicato dopo i primi 2 episodi della nuova serie).

x-files-episode-3-were-monsterIl terzo ad esempio, dal titolo La lucertola mannara, giocato sull’ironia, pare un po’ troppo forzato e banale.

L’idea che un individuo chiamato Guy Mann possa essere un mostro capace di trasformarsi in una lucertola mannara mi sembra già piuttosto sempliciotta.

Ma ancora peggio risulta essere l’idea che Mann non è un uomo che si trasforma in lucertola mannara, ma una lucertola mannara che si trasforma in uomo.

Una trovata davvero mediocre.

Ancora peggio poi sono le lamentazioni dell’uomo – lucertola sulla disperazione esistenziale tipica della vita umana e quelle sulla poca sensibilità della società moderna.

Dopo il grillo parlante di collodiana memoria, ora anche la lucertola parlante che ci ricorda quanto possa essere brutta la nostra società e la nostra esistenza.

Meglio allora il sonno d’ibernazione lungo 10000 anni che aspetta il metamorfico e sapiente essere.

La chiave di lettura dell’episodio, ribadisco, può essere solo quella dell’ironia.

2305165202976795Durante la serie originaria questo tono narrativo era già stato usato per sospendere la trama basata sul mistero e dare una pausa alla tensione accumulata in tante puntate.

Tuttavia in una miniserie di soli sei episodi sembra più un’occasione mancata che un divertente intermezzo.

Lo spettatore credo si aspettasse qualcosa di diverso e questo rimanda ad interrogarsi sul motivo del successo di X- Files.

Nel suo libro, Story telling in film and Television, Kristin Thompson esordisce così: «Film e serie famosi raccontano storie in maniera divertente e di facile comprensione. Sembrano semplici, eppure il pubblico deve spesso tenere le fila di diversi personaggi. storylines multiple, argomenti e significati.» (K. Thompson. Storytelling in Film and Television, Harvard University Press, Cambridge, Massachusetts and London 2003).

The-X-Files-Seasons-1-9-Box-SetCome scrive Barbara Maio. «Anche se in questo libro non si parla direttamente di X-Files, tale definizione sembra essere coniata proprio per la serie di Carter. La trama di X-F’iles si presenta piuttosto contorta e poco lineare. Ad episodi autoconclusivi ed autonomi si affiancano episodi che riprendono storie raccontate in stagioni precedenti o che seguono la storyline della cospirazione che non ha mai una spiegazione logica ed evidente. I personaggi, fermo restando il nucleo del protagonisti, cambiano, spariscono, ritornano a distanza di anni. Molti fatti vengono lasciati in sospeso o non chiariti e, soprattutto, ogni personaggio, ad eccezione sempre del protagonisti, ha sempre una dicotomia positivo/negativo che rende la storia ancora più complessa. Nonostante una certa mancanza di chiarezza, che a volte rende difficile seguire la storia, X-Files è sicuramente la serie che ha segnato gli anni ’90.» (B. Maio, X-Files [1993], in Cult Series, Audino Editore, Roma 2005).

Ma qual è stato allora il motivo del successo di questa serie?

L’idea vincente probabilmente è stata quella di non limitare il fantascientifico ad astronavi e viaggi interstellari ma, piuttosto, riportarlo sulla terra tra gente ordinaria.

screenshot-2016-01-26-12-37-00Non, quindi. super eroi che combattono contro forze malvagie provenienti da altri mondi, ma persone ordinarie che affrontano, prima di tutto, le loro paure. Con questi presupposti, Carter si trova a creare un meta-genere che ibrida serie come Twilight Zone, dove l’ordinario si mescolava al sovrannaturale, ai classici della fantascienza, con tanto di alieni alla Incontri ravvicinati del terzo tipo e dischi volanti.

Per interpretare i protagonisti la scelta ricade su personaggi dall’aspetto piacevole senza però arrivare alle Barbie e Ken degli show televisivi classici.

Le atmosfere sono spesso rarefatte e nebbiose. La provincia americana, più delle grandi città, fa da sfondo alla ricerca della verità, ossessione del protagonista simbolizzata dal poster che, in bella mostra nell’ufficio degli X-Files, dichiara che la verità è là fuori. E “là fuori” si muovono Mulder e Scully.

Ma quei Mulder e Scully non esistono più e qui si crea la prima vera dicotomia tra ciò che lo spettatore si aspettava e ciò che è realmente.

the-x-files-foxLo spettatore, infatti, si aspettava di ritrovarsi magicamente nel passato (il cinema non è magia?), senza considerare gli anni, fatalmente, trascorsi.

Anni che hanno modificato i tempi, la società e soprattutto gli attori difficilmente contenibili ancora nelle maschere di Mulder e Scully.

Si prenda, ad esempio, il quinto episodio (Babilonia), dalla trama molto fragile che richiama il tema del terrorismo islamico sfiorandolo però appena, nel quale David Duchovny sembra travalicare i limiti imposti al suo personaggio richiamando le sue interpretazioni nel serial televisivo Californication (in cui recita nel ruolo dello scrittore Hank Moody e che gli è valso un Golden Globe) e in Aquarius mostrando certo altre e innegabili capacità interpretative ma deragliando un po’ da quello che dovrebbe essere il suo ruolo, diciamo, “istituzionale”.

Probabilmente però, il limite maggiore (o il suo pregio, a seconda dei punti di vista) di questa mini serie è la sua dimensione troppo contenuta per realizzare una narrazione completa e coinvolgente. A ciò va aggiunto una fragilità della trama di quasi tutti gli episodi, incapaci di approfondire le tematiche affrontate lasciandole spesso sospese o toccandole solo superficialmente (come fa, ad esempio come si è già ricordato, con il terrorismo).

ew.com lauren-1_0Ritornando al quinto episodio in esso appaiono l’agente Miller e l’agente Einstein (lontana parente del famoso Albert, che fantasia…), due cloni giovani di Mulder e Scully.

Qualcuno, maligno, ha pensato sia questa la premessa di un possibile spinn off. Spinn off negato da Carter, il quale in un’intervista ha dichiarato, non so quanto convinto visto che già in passato per cause di forza maggiore ha già sostituito Duchovny e Anderson con altri attori, salvo poi tornare sui suoi passi, che: «X-Files non può esistere senza i suoi originari interpreti».

Sul significato dell’introduzione di queste figure speculari ai due agenti dell’ FBI si possono fare diverse ipotesi.

Lei è una scettica ancorata alla scienza fino alla pedanteria, lui è un sostenitore della cultura borderline, deviante, aperta.

Cosa rappresentano questi alter ego, queste figure doppie e sfuocate rispetto agli originali?

512La trama dell’episodio non da una risposta univoca, si perde in un percorso che vaga tra funghetti allucinogeni e istanti di viaggio sulla barca della morte con una madre, in posa come una pietà classica, che tiene tra le braccia il figlio attentatore che ha il solo difetto di bisbigliare i suoi segreti in arabo ad un Mulder carente in lingue straniere.

Sembra tutto fatto per sorprendere, trucchi e trovate che devono tenere desta l’attenzione del telespettatore coprendo la pochezza della trama e la mancanza di pathos o tensione.

Probabilmente ci si attendeva qualcosa di meglio.

Anche il sesto ed ultimo episodio, My Struggle II – Ossessione, che riprende il primo episodio sia nel titolo che nel racconto, e che dovrebbe rappresentare l’epica fine di tutta la gloriosa avventura degli X-Files, si riduce ad un “polpettone” confuso e superficiale.

X-Files-5Riprendendo il tema della cospirazione, introdotto nella prima puntata, cerca in cinquanta minuti una svolta apparentemente apocalittica voluta dall’uomo che fuma, ultimo cattivissimo rimasto sulla scena e che ha come vestale Monica Reyes ex agente dell’FBI al tempo dell’ultima serie e riesumata qui, dall’altra parte della barricata, per ragioni non facili da comprendere.

Il virus che deve distruggere l’umanità e che è stato inoculato con la vaccinazione antivaiolosa o con altre vaccinazioni (per i militari quella contro l’antrace) inizia a fare effetto come una bomba ad orologeria.

Gli uomini cadono come mosche e tutti ne sono infetti tranne quelli, come Scully, che hanno del DNA alieno.

Quando tutto sembrscully-einsteina perduto Scully, con l’aiuto della sua brutta controfigura, l’agente Einstein, capisce che può creare una cura/antidoto partendo dal suo sangue e ibridando così con DNA alieno tutta la popolazione terrestre.

In un giro di lancette di secondi l’antidoto è pronto, l’umanità è quasi salva, tranne Fox Mulder.

Lui è più grave e per salvarlo ci vorrebbero le cellule staminali prese dal figlio.

Ma il figlio di Scully e Mulder non si sa dove sia. Il tempo stringe, sta per finire la puntata, e l’agente Miller, il brutto doppio di Mulder, ha un’intuizione geniale e dice a Scully: «Andiamo a cercarlo

Affermazione così insensata, tra l’altro sono tutti e tre bloccati su un ponte in mezzo al traffico e senza informazioni sul ragazzo, da scomodare per correggerla un mezzo alieno od umano che con una grande luce illumina la loro automobile, presagio non si sa se di gioie o dolori.

Come spesso avviene a questo non c’è risposta perché così ingloriosamente termina la puntata.

Game over.

Rileggendo mi accorgo della confusione del mio breve riassunto. Ma giuro non è colpa mia, ma colpa di chi questo episodio l’ha pensato volendoci ficcare troppo e peccando in superficialità.

Certo non mancano, e lo dico in senso ironico, momenti epici come l’incontro tra Reyes e Scully sulla panchina mentre l’umanità sta per scomparire nel quale, con un triplo salto mortale logico, Reyes rivela che, appena dopo la chiusura degli X-Files, venne contattata da l’Uomo che fuma gravemente ferito ma ancora in vita dopo lo scontro nel Nuovo Messico che le fece una proposta irrifiutabile: rimanere in vita durante il contagio, in cambio della sua amorevole assistenza durante il processo di colonizzazione aliena, motivo questo per il quale lasciò l’FBI per assistere Spender durante gli ultimi 12 anni, ma con l’intento celatissimo (forse anche a sé stessa) di arrestare l’invasione aliena dall’interno del Consorzio, o quella tra Mulder e l’Uomo che fuma tanto risolutiva come un’assemblea condominiale.

Insomma non definirei il tutto un capolavoro.

Ma spesso non si deve dare nulla per scontato, neppure gli affetti o le certezze.

the-x-files-my-struggle-review_q1fz.1920A tale proposito voglio terminare con un breve storiella di origine ebraica che ho letto e che mi sembra riassuma bene il non aspettarsi troppo da quanto ci viene proposto dalla vita, compreso un telefilm che pensavamo inossidabile.

«Un padre, volendo insegnare al figlio ad essere meno pauroso, ad avere più coraggio, lo fa saltare dai gradini di una scala. Lo mette in piedi sul secondo gradino e gli dice: “Salta, che ti prendo”. Il bambino salta. Poi lo piazza sul terzo gradino, dicendo: “Salta, che ti prendo”. Il bambino salta. Poi lo mette sul quarto gradino, dicendo: “Salta, che ti prendo”. Il bambino ha paura ma poiché si fida del padre, fa quello che il padre gli dice e salta tra le sue braccia. Quindi il padre lo sistema sul quinto, sesto e settimo gradino dicendo ogni volta: “Salta, che ti prendo” e ogni volta il bambino salta e il padre lo afferra prontamente, continuando così per un po’. A un certo punto il bambino è su un gradino molto alto, ma salta ugualmente, come in precedenza; questa volta però il padre si tira indietro, e il bambino cade lungo disteso. Mentre tutto sanguinante e piangente si rimette in piedi, il padre gli dice: «Così impari: mai fidarti di nessuno, neanche di tuo padre».

Una lezione non necessariamente condivisibile ma che calza a pennello con questa mini serie di X- Files: non ci si deve fidare e dare per scontato neppure le cose credute più sicure, per non avere cattive sorprese.

Maurizio Canauz @ 2016

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