stanzaunozerouno

Sentinella, quanto resta della notte?

POPSOPHIA: tra il dire e il fare

banner_980x227Quasi a completamento del mio articolo Fantafilosofia voglio qui ricordare un’esperienza che propone un percorso simile a quello da me suggerito mescolando fantascienza e filosofia, ragionamento e narrazione.

Si tratta del festival di Filosofia POPSOPHIA, svoltosi a Pesaro, che quest’anno si è intitolato: Il ritorno della forza, con chiara allusione alla saga Star Wars creata da George Lucas.

Come afferma la direttrice artistica dell’evento Lucrezia Ercoli: «Spade laser come penne, Jedi come filosofi, e l’iperspazio del contemporaneo come orizzonte

schermata_2015-11-14_alle_18-55-22L’idea è quindi similare, per certi versi, a quella da me propugnata: prendere spunto da uno o più film conosciuti e amati per rendere più accessibili le riflessioni sull’uomo, sul cosmo, sul destino ecc. proposte dai filosofi.

Nel caso specifico sono (o dovrebbero essere) gli stessi filosofi che partendo dal materiale filmico traggono ispirazione per creare filosofia o per esplicare al meglio, attraverso degli esempi tratti dai film, il loro pensiero.

In vero questa idea di spiegare la filosofia attraverso un racconto, una narrazione (come lo è anche un film) ha radici antichissime.

Nel dialogo di Platone, Protagora, lo stesso Protagora che è un sofista e cioè … dovendo spiegare le sue idee e affermazioni chiede se lo deve fare attraverso un racconto o attraverso un ragionamento (mythos legon epideixo e logo dixelthon?).

Alla risposta dei suoi interlocutori che gli lasciano ampia libertà di scelta; Protagora opta per la narrazione che gli pare più piacevole.

È proprio questo aspetto legato al piacere che fa riproporre la scelta di accompagnare una spiegazione con il riferimento ad un film che, come detto, può essere al contempo piacevole narrazione ed utile esemplificazione.

Negli incontri l’aspetto più analizzato e dibattuto è stato, quasi inevitabilmente, quello della Forza che è stata declinata nei suoi vari aspetti, sia quelli negativi e pericolosi o in quelli positivi che consentono all’uomo di (soprav)vivere.

Ecco così i filosofi – Jedi affrontarsi su tematiche come: La morte nera o del ritorno della guerra; L’amore tiene unita la galassia; La forza scorre forte in te.

Di fatto per quanto nelle singole relazioni, dibattiti o spettacoli musicali – filosofici non siano mancati riferimenti, a volte solo sporadici e un po’ forzati a Star Wars, di fatto gli avvenimenti storici e contemporanei come la Strage di Nizza o il colpo di Stato in Turchia hanno pilotato l’attenzione dallo spazio sconfinato alla terra domandandosi se i veri alieni, sconosciuti e pericolosi, non siano di fatto gli uomini.

In questo caso si è assistito in molti interventi ad un fenomeno particolare.

La filosofia ha rinunciato alla sua funzione di guida e di ideale per cercare di spiegare il presente, smarrendo così sia la sua funzione programmatica sia quella di analisi teorica e distaccata dall’emotività del contingente.

Pro e contro

popsophia-2016c-1La scelta del tema, della tipologia degli incontri e dei protagonisti sono sicuramente stati fatti con molta attenzione al “progetto ideale” di questa kermesse e cioè far dialogare la filosofia con la cultura di massa anche attraverso il ricorso a veri e propri cult come Star Wars.

Questa operazione, meritevole in quanto consente di contaminare il pensiero filosofico con il mondo quotidiano in un proficuo interscambio che porta ad un reciproco arricchimento, presenta tuttavia dei rischi.

Non intendo qui riferirmi, perché fuori contesto, alle critiche della Scuola di Francoforte alla “industria culturale” ma segnalare alcune possibili crepe in una muraglia organizzativa apparentemente solida.

La prima riguarda l’originalità dei contributi rispetto al tema del festival.

Non è certo una novità che nell’ambito della filosofia italiana (e non solo italiana), le conferenze e i libri per non addetti siano un prodotto commerciale, la cui finalità è soprattutto guadagnare, appagando il più possibile le aspettative del mercato.

Da qui la diffusissima tendenza dei filosofi di “produrre” libri con una frequenza, a volte, sbalorditiva.

Come è stato detto riferendosi alla letteratura: «Sembrano ormai definitivamente conclusi i tempi delle opere elaborate lentamente, scritte e riscritte per decenni: nella logica industriale odierna, il ferro va battuto finché è caldo e poi gettato via». (G. Leonelli, Politica e cultura. La letteratura tra impegno e sperimentazione, in E. Malato (curatore), Storia della letteratura italiana, vol. IX, Roma, Salerno editrice, 2000, p. 721.)

Questo porta ad una duplice conseguenza.

Da un lato si tende a utilizzare questi momenti pubblici per reclamizzare i propri libri cercando di inserirli a forza negli interventi, spesso dimenticandosi del titolo del dibattito o mischiando ulteriori citazioni con quelle tratte dai film rendendo il tutto invece di più limpido assai più torbido.

Dall’altro, proprio per economizzare il tempo, molte relazioni rischiano di non essere troppo originali ma ritagli o piccole creature nate dal recupero di lavori diversi e assemblate il meglio possibile.

Il tema prescelto rimane così sullo sfondo più come ospite inatteso che come invitato da accogliere e omaggiare.

Anche la mancanza di ogni dibattito con il pubblico e (anche) tra filosofi rende un po’ sterile il tentativo di coinvolgere la gente comune per trasportarla nel mondo delle idee.

Se è vero che la filosofia nasce nell’antica Grecia (anche) nelle piazze e nei luoghi pubblici e non nelle accademie «come forma di sapere non tecnicizzato, ma come modo di vita e più specificatamente come modo di stare nella polis» (U. Curi, Prolegomeni per una popsophia, Mimesis, Milano 2013) è probabile che a quel tempo i filosofi sentissero la necessità di comunicare, di farsi capire e forse di convincere gli ascoltatori e lo facessero con maggior trasporto ed originalità.

Se si sceglie di percorrere una strada bisogna farlo fino in fondo e non basta qualche cartellone o qualche spezzone di film per dare originalità a quello che non lo ha, soprattutto quando si sostiene di voler proporre un nuovo modello culturale per il popolo.

Altrimenti si rischia di fare solo un’operazione “banalotta”, populista (si veda a tale proposito l’articolo Popolare o populista? di Gianluca Briguglia Il Sole 24 Ore del  10/07/2016) e di piccolo capitalismo culturale intesa solo a promuovere gli interessi di una (piccola) parte.

Maurizio Canauz @ 2016

 

 

Un commento su “POPSOPHIA: tra il dire e il fare

  1. Pingback: Immunitas VS Communitas: una possibile interpretazione del pensiero di Roberto Esposito al tempo del coronavirus | stanzaunozerouno

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 3 novembre 2016 da in home, On the road, vagabondi dell'anima, Stanza 101, tutti gli articoli con tag , , , .
ilpensatoiodimatilda

L'unico tiranno che accetto in questo mondo è la voce silenziosa della mia coscienza

stanzaunozerouno

Sentinella, quanto resta della notte?

KippleBlog

Be Weird Be Kipple

Don't Panic!

Guide, curiosità e spunti per la sopravvivenza di asociali e geek

Lorerama

Scritti dal presente e su futuri incerti

il Vortex

blog personale di Giorgio Ginelli

MARCIO - Lo Zombie's Blog

rantolando mi trascino verso la carne viva

Sendreacristina

Opere. (tell : 3403738117 )

CINEMANOMETRO

recensioni film fantascienza, horror, mostri e amenita varie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: