stanzaunozerouno

Sentinella, quanto resta della notte?

Land of Mine, la parabola del carnefice

08La disumanità della guerra, per chi non l’ha vissuta direttamente, è qualcosa di estremamente impalpabile e sfuggente, una specie di feticcio che sgomenta e affascina, al quale è giustificato avvicinarsi con cautela, ben consapevoli dei possibili turbamenti che una visione ravvicinata potrebbe generare nell’anima.

La distinzione tra vinti e vincitori, che pure spesso si associa alle vicende belliche lungo tutto l’arco dell’era homo sapiens, è in realtà – come ampiamente documentato – nient’altro che una sintesi sterile del delicato equilibrio tra gli assetti geopolitici ed economici che precedono e seguono un conflitto tra due o più popoli.

23Peccato ci si dimentichi troppo spesso che la storia, seppure disegnata dai generali, costruisca di fatto la propria identità sui corpi e il sacrificio degli uomini comuni, i cui nomi e volti restano sovente sconosciuti, e in questa confusione di corpi e anime, è sconvolgente scoprire come tra vincitori e vinti, carnefici e vittime, ci sia sovente un ribaltamento di valori tale da far comprendere come la guerra sia, prima di tutto, il territorio di sconfitta dell’uomo.

Dal regista danese Martin Zandvliet arriva ora questo Land of Mine ( presentato in anteprima con positive recensione al Toronto Festival nel 2015, acclamato al Sundance Film Festival del 2016, candidato agli Oscar 2017 nella sezione Miglior film straniero ), un perfetto esempio di viaggio dentro il lato oscuro dell’uomo.

Un film intenso ed emozionante come può esserlo soltanto la scoperta di una verità da sempre temuta, ma non per questo meno desiderata, e cioè che tutto cominci e finisca dentro gli uomini, che siano loro, che siamo noi a dare un senso al bene e al male, attraverso l’attribuzione di valore alle nostre azioni.

05Land of Mine rivisita il concetto di carnefice e vittima, cui siamo abituati a relazionarci quando si parla di II Guerra Mondiale, e lo ribalta spiazzandoci e obbligandoci a guardare le cose da una prospettiva nuova, per molti aspetti inquietante.

In questo film, ispirato a fatti realmente accaduti ma volutamente dimenticati dalla storia (la Storia, come pensano molti, la scrivono i Vincitori…, ma sarà proprio vero?), i nazisti sono le vittime, e hanno i volti di ragazzini e adolescenti che la guerra ha trasformato, agli occhi volutamente ciechi dei nuovi carcerieri, in mostri da annientare.

Durante gli ultimi sei mesi della seconda Guerra Mondiale, ormai delineata la sconfitta, Hitler obbligò alla leva migliaia e migliaia di ragazzini dai 13-14 anni in su, per rimpolpare le fila di un esercito che solo tre anni prima sembrava destinato a governare il mondo e tentare così di ritardare l’inevitabile.

Questa operazione determinò, una volta dichiarata la resa e messa a ferro e fuoco al Germania, che tra i molti prigionieri tedeschi fatti dagli alleati in Europa, vi fossero anche migliaia di questi soldatini impauriti e assolutamente estranei alla follia nazista che aveva imperversato da est a ovest, da nord a sud in tutto il continente.

19Docili e indifesi come soldatini di latta, questi pseudo nazisti vennero deportati in gran numero sulle coste scandinave a dissotterrare le mine che l’esercito tedesco aveva posizionato temendo lo sbarco alleato, poi in realtà svoltosi sulle spiagge francesi della Normandia.

Circa due milioni di mine antiuomo vennero rese inermi nella sola Danimarca in circa otto mesi di bonifica al prezzo di oltre un migliaio di morti e feriti, soprattutto giovani militari, quando non addirittura ragazzini, come quelli di cui ci narra il film.

Land of Mine scava dentro la vergogna della storia danese che in realtà non è altro che la vergogna comune a tutta l’umanità, quel crogiuolo di odio e ignoranza, di brutalità e insensibilità, che accomuna l’uomo nel suo cammino di sopraffazione e conquista, quando i valori dell’etica e del sociale abbandonano il campo e rimane solo la sete di vendetta.

18Il senso di paura onnipresente, l’angoscia che pervade ogni sguardo, e che col tempo contagia anche l’aguzzino danese, il sergente Rasmussen, fanno da contraltare all’innocenza dei sogni e delle speranze di questi giovani, che invocano la mamma nel pericolo e che non sanno e non possono comprendere l’orrore che li definisce agli occhi del mondo.

Il film mescola sapientemente poesia e oscurità, regalandoci un pezzo di cinema che rimane impresso nell’anima oltre che negli occhi: i volti puliti e innocenti di questi giovani non hanno colore o nazionalità, sono espressione dello stupore della vita di fronte all’orrore della crudeltà umana.

14Land of Mine è, prima di tutto, un film sull’uomo e la sua varia umanità, un viaggio tra le tenebre raccontato attraverso la luce di paesaggi incantevoli e che punta deciso il dito verso chi ritiene  che la vendetta sia l’unica strada da seguire quando si vuole rimettere le cose a posto.

Così, come la cieca sete di vendetta ha individuato in quei giovani e nel loro sacrificio il modo più giusto per far fare penitenza ad un’intera nazione, il sergente Rasmussen scopre, nella potenza del perdono, la forza lungimirante della vita che accompegnerà quei giovani nei giorni a venire in un sicuro cammino di redenzione.

Stefano Bon @ 2017

Link ad un’intervista al regista Martin Zandvliet

Link ad un’altra intervista (in inglese ) al regista Martin Zandvliet

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 6 marzo 2017 da in home, On the road, vagabondi dell'anima, Stanza 101, tutti gli articoli con tag , , , .
Circolo16

Laboratorio di Scrittura libera poesia e narrativa

stanzaunozerouno

Sentinella, quanto resta della notte?

KippleBlog

Be Weird Be Kipple

Don't Panic!

Guide, curiosità e spunti per la sopravvivenza di asociali e geek

Lorerama

Scritti dal presente e su futuri incerti

il Vortex

blog personale di Giorgio Ginelli

MARCIO - Lo Zombie's Blog

rantolando mi trascino verso la carne viva

Sendreacristina

Opere. (tell : 3403738117 )

CINEMANOMETRO

recensioni film fantascienza, horror, mostri e amenita varie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: