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Sentinella, quanto resta della notte?

Sogno di Niente: un viaggio criogenico

 

Vorrei iniziare questa mia riflessione dall’ormai famoso “paradosso dei gemelli”.

Ci sono due gemelli, che per comodità chiameremo Rino e Gino, inizialmente nello stesso posto e dotati di due orologi uguali, sincronizzati. Uno dei due gemelli rimane a Terra, Rino, mentre l’altro, molto più audace e curioso, Gino, parte per un viaggio interstellare a bordo di un’astronave, la cui velocità raggiunge almeno l’80% di quella della luce.

Al suo ritorno a Terra, l’orologio del gemello astronauta segna che son trascorsi 30 anni dalla partenza, mentre quello del suo gemello, rimasto a Terra, ne segnerà ben 50 dall’allontanamento dell’astronave.

Poiché nel veicolo spaziale, in movimento ad altissima velocità, tutti i fenomeni scorrono più lentamente, nell’ipotesi che gli orologi biologici (ad esempio, le pulsazioni ritmiche del cuore, i battiti del polso) si comportino come gli ordinari segnatempo, anche l’invecchiamento avviene con un ritmo più lento. In altri termini, dopo avere fatto questo viaggio a velocità elevatissime, ritornando sulla Terra, l’astronauta ritroverà il fratello gemello più vecchio di lui di 20 anni.

In questo caso, poiché il gemello astronauta non compie un moto uniforme, ma deve necessariamente accelerare e decelerare per effettuare l’andata e il ritorno, la situazione non è più simmetrica: l’astronauta avrà, in effetti, vissuto di meno rispetto al suo gemello rimasto a Terra.

Di fatto mentre la fisica mostra particolare interesse per il raffronto tra chi viaggia e chi rimane a terra, la fantascienza ha privilegiato l’aspetto del viaggio e di come superare distanze immense.

Un ultimo esempio in questo senso è dato dal film Passengers in cui si racconta il viaggio dell’astronave a gestione completamente automatizzata Avalon.

Un viaggio della durata di 120 anni, dalla Terra alla colonia Homestead II.

Per superare questo tempo le 5258 persone a bordo sono sottoposte a sonno criogenico.

Visto in un film la sospensione della vita, totale o attraverso un invecchiamento rallentato, sembra quasi ovvia. Così ovvia che anche la NASA vi ha pensato per gli astronauti che un giorno andranno su Marte e che dovranno affrontare un viaggio molto lungo e ricco di insidie. Con le tecnologie attuali i tempi di percorrenza sarebbero di 6 – 9 mesi. Per risolvere il problema di caricare a bordo cibo, acqua, vestiti e spazio vitale per tutti i viaggiatori, per tempi così lunghi, la NASA ha commissionato a SpaceWorks Enterprises lo studio della possibilità di ibernare gli astronauti, o se preferite metterli in stato di sonno criogenico o animazione sospesa.

A prescindere dalla definizione, si tratta di una condizione biologica indotta mediante mezzi esterni che causa una riduzione delle funzioni vitali e del metabolismo, un rallentamento del battito cardiaco e del respiro e un abbassamento della temperatura corporea.

Ma nella realtà odierna tale procedimento non è per nulla ovvio ed è circoscritto ai tentativi, molto incerti, di sfuggire alla morte.

L’ultimo caso si è avuto Inghilterra, dove una ragazza quattordicenne, colpita da una rara forma di cancro è morta a soli 14 anni, ma ha chiesto all’Alta Corte di Giustizia di essere ibernata invece che sepolta nella speranza di essere risvegliata, anche tra 100 anni o più, quando la scienza avrà trovato nuove cure per il cancro. Si tratta del primo caso in Inghilterra mentre è una pratica più diffusa, anche se non proprio popolare, negli Stati Uniti, dove dagli anni sessanta ad oggi sarebbero circa duecento i crioconservati che attendono nuovi progressi medici per curare le malattie dalle quali sono affetti nonché per essere risvegliati.

Il primo fu James Bedford, professore di psicologia della Università di California, morto per un tumore e sottoposto a crioconservazione.

Tra questi vi è anche il famosissimo (almeno negli Stati Uniti) giocatore di baseball Ted Williams che, morto ad 83 anni, ha deciso di farsi ibernare.

L’ibernazione deve avvenire, secondo i dettami attualmente in uso, immediatamente dopo che il cuore ha smesso di battere e prima della morte cerebrale, perché ci sia qualche speranza di essere riportato in vita anche se nulla si sa di chi lo potrà fare, come e quando.

Entro trenta minuti al massimo si deve agire sul cadavere per evitare che gli organi si deteriorino, altrimenti tutto è inutile. Per questo, almeno al momento, è una procedura più applicabile a persone malate che a chi muore in un incidente.

Una volta cadavere il corpo viene sottoposto ad un raffreddamento progressivo e nell’arco di due giorni, immerso nell’azoto liquido, raggiunge i 196 gradi centigradi sotto zero.

Il sangue viene tolto completamente e sostituito con sostanze “antigelo” che non cristallizzano e preservano le pareti cellulari.

Ma ci sarà veramente un risveglio?

Vi sono dei dubbi. Secondo alcuni studiosi, infatti, non esisterebbe nessuna evidenza che un successivo scongelamento, con tecniche ancora da scoprire, possa rendere il processo post – mortem già in atto al momento della conservazione, reversibile. Ad oggi tecniche di conservazione con bassissime temperature sono state utilizzate su organismi viventi di piccolissime dimensioni (spermatozoi, cellule staminali) e per tempi piuttosto limitati (intorno a 5 anni) anche se tempi più lunghi appaiano teoricamente possibili.

Non essendoci   certezza sul successo del procedimento rimane il dubbio sul perché si faccia questa scelta.

Personalmente mi ha colpito la risposta data in un’intervista da un italiano che ha scelto di farsi ibernare: «Farsi ibernare è come giocare la schedina. Se esiste anche una sola possibilità di tornare al mondo, non voglio certo sprecarla».

Lascio al lettore ogni possibile considerazione o valutazione.

Ma com’ è la situazione in Italia?

In Italia non manca chi abbia firmato un oneroso contratto, da 200 mila dollari per l’intero corpo o di qualche decina di miglia di dollari per il solo cervello, per essere ibernati dopo morti.

Ma il processo criogenetico dovrà venire negli Stati Uniti (dove vi sono due strutture specializzate in crionica: Cryonics Institute e Alcor life extension foundation) o in Russia (dove opera la KrioRus).

Questo perché per la legge italiana è obbligatorio che nessun cadavere possa essere seppellito o sottoposto a trattamenti conservativi se non sono trascorse 24 ore dal decesso o 48 ore in caso di morte improvvisa.

Tempi questi decisamente in contrasto con quelli necessari, come si è visto, per il procedimento crioterapico. Ma come sarà il risveglio?

Per stemperare l’argomento trattato rimando a due film decisamente divertenti anche se un po’ datati: Il dormiglione (1973) di Woody Allen e Il Nonno surgelato (1969) di Eduard Molinaro con Louis de Funès.

Film che mostrano, dietro il sorriso, le innumerevoli difficoltà di integrazione che deve affrontare una persona che si risveglia dopo molti anni di sonno forzato, trovandosi in un mondo sconosciuto, tra persone sconosciute.

Maurizio Canauz @ 2017

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