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Sentinella, quanto resta della notte?

Un incontro mancato, [suggestioni di Maurizio Canauz]

Un uomo che si considerava uno scienziato, definizione sulla quale però la comunità accademica e un certo numero di altre persone cultrici della materia dissentivano decisamente, era convinto di aver fatto una sensazionale e se si vuole, curiosa scoperta: l’irrefutabile e insindacabile, almeno a suo parere, prova della vita extraterrestre. Tale scoperta, che avrebbe potuto sconvolgere o almeno incrinare menti ben più salde della sua, non gli procurò nessun disturbo apparente.

Rimase imperturbabile e tranquillo.

Decise, basandosi sulla sola ragione, di controllare attentamente la validità e l’esattezza della sua prova sull’esistenza degli extraterrestri ripercorrendo i vari passaggi dalla conclusione al principio arrivando, per sua fortuna, alla conferma della sua scoperta. Tutto, in fondo, si concentrava in un solo fatto che ne avrebbe confermato assolutamente la validità: l’atterraggio della navicella aliena non lontano, per quanto quello della lontananza sia un concetto relativo, dalla sua abitazione.

Non sapeva, in tutta onestà, stabilire se quella vicinanza fosse del tutto casuale o fosse legata a qualche arcano disegno in base al quale la sua scoperta era già stata prevista da un ordine delle cose o da un disegno provvidenziale, così come la scelta della sua dimora come luogo dell’atterraggio.

In realtà aveva sempre considerato i problemi metafisici futili per cui accantonò rapidamente anche quella riflessione.

Mostrando una eccessiva serenità, tanto che molte persone l’avrebbero considerata sproporzionata visto la presunta sensazionalità della scoperta, chiuse il suo computer e il suo quadernetto di appunti che, un po’ leziosamente, aveva acquistato con una sgargiante copertina colorata raffigurante un’isola esotica, ripose gli occhiali nella pregevole custodia di radica, infilò la giacca e uscì di casa come era abituato a fare a quell’ora ogni giorno fedele al motto “mens sana in corpore sano”.

Più camminava e più, istante dopo istante, il nervosismo sostituiva la tranquillità che fino ad allora lo aveva accompagnato.

Infine entrò in un locale e ordinò un caffè macchiato. Solo dopo averlo bevuto tutto d’un fiato, gli sembrò di essere un po’ più disteso e si rallegrò del suo ritrovato stato d’animo.

Tuttavia, mentre ozioso giocava con il cucchiaino, si accorse che qualcosa gli procurava una inequivocabile irrequietezza. Imputò, inizialmente, questo suo stato d’animo ad un possibile errore ben celato nel suo ragionamento o nei suoi calcoli, come se un solo passaggio oscuro potesse inficiare l’esattezza della sua ipotesi che, di conseguenza, il giorno seguente non si sarebbe tramutata in certezza. Scoraggiato lasciò cadere il cucchiaino e simultaneamente si rese conto che la sua tetra angoscia era dettata da qualcosa di più profondo. L’uomo che si considerava uno scienziato ed un astronomo, sia pur contro l’opinione prevalente, intuì che benché il suo ragionamento fosse indiscutibilmente vero e razionalmente inattaccabile ciò che lo tormentava erano le conseguenze che ne derivavano.

Anche se non voleva ammetterlo, era un uomo debole e fragile oltreché naturalmente mortale e se l’indomani, per qualche imprevedibile e statisticamente risibile motivo, gli extraterrestri non fossero giunti all’appuntamento, come da lui ipotizzato, sarebbe probabilmente sprofondato in un labirinto di desolazione dal quale, difficilmente, avrebbe trovato la via per uscire.

Con una approssimazione sensata, che comunque non si sentiva di calcolare con precisione in quel momento, la maggior parte delle scelte compiute nella sua vita, compreso il mancato matrimonio, si sarebbero dovute considerare errate.

Questo lo avrebbe totalmente prostrato in quanto si sarebbe sentito truffato, non da un estraneo o da un filibustiere ma, da sé stesso.

Sarebbe stato truffato, non in modo trattenuto o modesto ma, della parte più corposa della sua esistenza e a ciò difficilmente sarebbe sopravvissuto.

L’uomo che si credeva uno scienziato per scacciare il sapore di fiele che gli aveva invaso la bocca ordinò un altro caffè mischiato ad un congruo numero di gocce di latte – come le tante stelle della via lattea aveva pensato sorridendo – per poi socchiudere gli occhi per concentrarsi meglio. Così si rimise a pensare vagliando altre ipotesi. Se, ad esempio, quelli che, comunemente, sono definiti extraterrestri fossero davvero atterrati nel luogo e all’ora da lui stabiliti con tutta probabilità per lui le cose non sarebbero state migliori.

Certo, almeno inizialmente, avrebbe potuto riscattare sé stesso e i suoi studi dalle tante critiche del mondo accademico ufficiale, spesso immotivate o non argomentate a sufficienza, che lo avevano investito e logicamente, infastidito.

Articoli e brevi saggi che avevano messo in ridicolo le sue teorie e la sua persona facendone oggetto di scherno e di gogna. Ma dopo l’iniziale momento di inebriamento, al quale sarebbe seguito il suo accesso ai palazzi del sapere e del potere dai quali oggi era scacciato quasi fosse un lebbroso, si sarebbe trovato senza uno scopo da perseguire i suoi giorni sarebbero sprofondati nella monotonia.

Trangugiò il caffè, come era solito fare, in un solo sorso.  Poi, mentre rimasugli di ragionamento gli rimanevano appiccicati vagando senza meta per il suo encefalo particolarmente capiente, si alzò e si diresse verso il banco per saldare la sua ordinazione. Come sempre aveva già preparato la somma con esattezza perché mai avrebbe tollerato una, minima, imprecisione dei suoi calcoli avente come spiacevole conseguenza un inutile resto con cui armeggiare fino allo sfinimento per poterlo stipare nel suo borsellino di finta pelle.

Mentre fissava la cassiera, che lo tentava con le sue forme traboccanti e sensuali, si rammentò di quanto fosse stato difficile disciplinare la sua vita costringendola e limitandola in un ordine preciso teso ad un’unica meta: il sapere. Ogni cedimento, anche infinitesimale, avrebbe comportato una scomparsa del suo modesto, ma non per questo insignificante, mondo fatto di incastri minuscoli.

Riprese così il filo dei pensieri e raggiunse quella che gli sembrò essere una certezza assoluta e inconfutabile che seguiva, in perfetto stile socratico, una domanda: voleva, forse, cadere in un baratro che lo avrebbe fatto precipitare verso un destino triste ed angusto?

La risposta era logicamente negativa per cui l’unica soluzione era quella di non presentarsi, lui unico terrestre a conoscere luogo e data, all’appuntamento con gli extraterrestri.

Al posto della verità che, qualunque fosse, l’avrebbe consumato istantaneamente avrebbe potuto proseguire a vivere nell’incertezza, continuando ad inseguire la prova dell’esistenza di esseri alieni e a giustificare le sue scelte passate e future basandosi su un’ipotesi creduta vera.

Maurizio Canauz @ 2017

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