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Sentinella, quanto resta della notte?

Quando finisce la scuola… suggerimenti per l’estate

Alcuni insegnanti quando termina l’anno ritengono giusto lasciare una traccia, un ricordo indelebile loro e della scuola dando i famigerati ”compiti delle vacanze”.

Alcuni si limitano a pochi esercizi o temi o letture di libri.

Altri calcano la mano quasi a volersi lavare la coscienza per il non fatto durante l’anno, per ciò che avrebbe dovuto essere, ma non è stato, per una serie di motivi spesso inesplicabili.

Ebbene questa idea dei compiti ha un suo fascino perverso ma scrivendo per adulti non si può parlare di compiti ma più sommessamente di suggerimenti.

Logicamente non è l’estate il periodo migliore per guardare la televisione, dovrebbero esserci attività più gratificanti quali una bella nuotata al mare, un giro in bici con gli amici, una passeggiata in montagna e perché no una cena a base di pesce seduti di fronte al mare o una grigliata.

Eppure è possibile trovare nella calda giornata  un momento per guardare qualcosa sdraiati sul divano con un condizionatore che sputa aria fredda e ti impedisce di morire soffocato dall’afa.

Ok, un casino di parole che fanno fumo ma nella sostanza?

Ecco le proposte.

La prima è perfettamente in linea con questo blog.

Si tratta della serie TV: Timeless.

Alla base della serie vi è la creazione (segretissima) di una macchina del tempo.

Macchina del tempo che verrà rubata dal cattivo di turno, Garcia Flynn, interpretato da Goran Višnjić, che si prefigge di cambiare la storia americana intervenendo nel passato.

Per impedire tutto ciò entrano in azione i buoni, il trio dei protagonisti è composto da Lucy Preston, professoressa di storia, dal soldato Wyatt Logan e dall’ingegnere Rufus Carlin, che faranno di tutto per impedire che Flynn e l’organizzazione che rappresenta stravolgano il senso della storia, cambiando definitivamente il mondo.

Probabilmente tutto ciò sarebbe sufficiente ma gli sceneggiatori cercano di aggiungervi altro.

Una volta rubata la macchina del tempo, con la possibilità di riscrivere la storia, inevitabilmente emergono anche risvolti economici e morali.

Ogni azione del passato modifica il presente con la possibilità di far  scomparire persone e riscrivendo rapporti familiari e personali.A tutto ciò va aggiunto che durante le loro missioni nel tempo, saltando di qua e di là, incontrano vari personaggi della storia statunitense tra i quali: Abraham Lincoln, Wernher von Braun, Bonnie e Clyde, Jesse James ed altri.

Un’idea brillante, una produzione non priva di mezzi (Sony) ma un risultato non del tutto convincente tanto che dopo solo due stagioni la serie è stata interrotta perché poco seguita negli Usa.

Non starò a dilungarmi ma questo è un aspetto che ritengo importante: le nostre scelte in tema di produzioni non contano assolutamente nulla.

Almeno sulle rarissime produzioni italiane (mai di fantascienza o similari) è possibile esprimere il proprio malumore e spingere a un ripensamento (la serie Coliandro insegna) ma su quelle d’oltreoceano non si può minimamente influire.

Così ci dobbiamo subire serie bollite per anni e anni e accettare passivamente la fine di simpatici eroi che non piacevano al popolo degli hamburger.

Ciò alla lunga, come scriveva Pasolini sul potere della televisione, ci porta surrettiziamente a modificare i nostri gusti e, con il tempo, a voler modificare la nostra società facendone una cattiva copia di quella ultra capitalistica ed edonista, di quella a Stelle e Strisce.

Proprio per questo il secondo suggerimento, riguarda una produzione Anglo Francese.

Si tratta di una serie lontana dalle tematiche affrontate da questo Blog, ma spero che il blogger capo sia così temerario da ampliare, per una volta, l’ambito degli interessi proposti.

Si tratta di: Delitti in Paradiso (Death in Paradise) una serie televisiva britannico-francese prodotta dal 2011.

Già dal titolo si può facilmente comprendere che si tratta di una serie poliziesca.

Ma non di quelle serie tutta azione, muscoli e sparatorie bensì basata sulla logica, sul fine ragionamento, un po’ alla Agatha Christie.

Delitti in camere blindate chiuse dall’esterno o in stanze di hotel senza che apparentemente sia entrato nessuno oltre la vittima. Casi apparentemente irrisolvibili che con pazienza e buone maniere l’ispettore inglese di turno risolve nel “paradiso” dei Caraibi (ecco spiegato il significato del titolo).

Scrivo “l’ispettore di turno” perché, come spesso avviene nelle serie inglesi (sia come, la mitica Agente Speciale, o il Dottor Who, o l’ispettore Barnaby solo per citarne alcuni) i personaggi principali dopo qualche annata vengono sostituiti.

In questo caso ad esempio la serie vede inizialmente (1-2) protagonista Ben Miller (già visto in Johnny English) nei panni di Richard Poole, un tranquillo ispettore londinese che si ritrova catapultato a svolgere il suo lavoro in una lontana isola caraibica; con la terza stagione fino alla sesta, il ruolo di protagonista passa a Kris Marshall che va a interpretare Humphrey Goodman, nuovo ispettore entusiasta dell’isola ma dal singolare carattere e un po’ goffo nella vita privata; dalla sesta stagione il protagonista diviene Ardal O’Hanlon nel ruolo dell’ispettore Jack Mooney.

Negli episodi non manca l’humor anche se il ritmo non è certo quello dei telefilm americani. Lo definirei un buon bicchiere di tè freddo per palati fini e per chi ha nostalgia di una televisione sussurrata più che urlata.

Le stagioni sono tutte visibili in Sky box e sono trasmesse anche su Rai 2 e Fox Crime.

Infine, per tornare nel seminato, suggerisco per chi non li avesse visti i film The Cube e Il cubo 2 – Hypercube (entrambi visibili su Sky on demand). Il mistero di una serie di personaggi intrappolati in un cubo dal quale cercano in ogni modo di uscire.Un labirinto mortale, estremamente originale che come scrive Roberto Nepoti su Repubblica non svela mai «perché i sei personaggi in cerca di uscita siano capitati lì, analogamente – alla fine – il mistero dei cubi resta senza soluzione». (Roberto Nepoti, ‘la Repubblica’, 29 maggio 1999).

Non una trama immaginifica ma sufficiente a tenere incollato per circa un’ora e trenta lo spettatore al teleschermo liberandolo da ogni altro pensiero, che credo, siano quello che molti chiedono alla televisione.

Maurizio Canauz @ 2018

 

 

 

 

 

 

 

 

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