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Sentinella, quanto resta della notte?

Monsters, viaggio tra le umane rovine

Un mondo desolato e in rovina, senza memoria collettiva, che cerca di ignorare i mostri piovuti dallo spazio, confinati per ora in Messico, e prosegue la sua corsa verso l’autodistruzione. Potrà l’amore di un uomo e di una donna cambiare tutto quanto?

A desolate and ruined world, without collective memory, which tries to ignore the monsters that have fallen from space, now confined to Mexico, and continues its race towards self-destruction. The love of a man and a woman will change everything?

I mostri risiedono ovunque, tanto nella realtà quanto nell’immaginazione.

Vivono e si nutrono della paura che generano negli altri, mutano continuamente forma e sostanza, divenendo ossessione.

I mostri, al cinema, hanno una lunga tradizione. Uomini, animali, spiriti, demoni.

Alieni.

I mostri alieni richiedono un approccio particolare, non fosse altro perché sono pura espressione di fantasia. C’è bisogno che qualcuno li sappia immaginare e riprodurre, sappia dare loro una forma e un carattere, sappia renderli vivi e plausibili.

I mostri alieni non si contano, ognuno con il proprio pedigree, i propri fans.

Spesso, anche se non è solo questione di budget, il mostro diventa icona, mito.

I mostri di Alien e Predator stanno lì a ricordarcelo: gli alieni possono essere molto cattivi.

A volte, come in Monsters, i mostri alieni non sono che un pretesto per esplorare paure più profonde e divampanti nel mondo moderno, l’isolamento, la solitudine, l’incomunicabilità e il rifiuto del diverso.

Film d’esordio del regista britannico Gareth Edwards, Monsters è un film di viaggio, alla Herzog per intenderci, dove i sentieri percorsi dai due protagonisti non sono necessariamente quelli segnati sulla cartina del Messico, ma prendono forma oltre la visione del quotidiano esplorando con cautela e senso di scoperta le profondità dell’essere umano.

La storia è nota. Forme di vita aliene sono comparse in Messico sei anni dopo lo schianto di una navicella spaziale della NASA in Centro America e gli Stati Uniti hanno eretto lungo il confine un muro di contenimento per cercare di bloccare l’infezione. Un fotografo e una giovane turista cercano di attraversare la zona di quarantena per rientrare negli Stati Uniti, affrontando i pericoli di un viaggio che ridefinirà i loro rapporti per sempre.

Costruito come una sorta di viaggio on the road, ridotto all’essenziale in termini di sceneggiatura e dialoghi (molti dei quali delegati spontaneamente ai due attori protagonisti, compagni anche nella vita), Monsters racconta con efficacia un mondo in rovina e desolato, dove la ricerca di un luogo in cui sentirsi al sicuro non è necessariamente la ricerca di un luogo fisico, bensì l’affetto e l’amore dell’altro, entrambi particelle di vita sospese in un nulla che sta oscurando il mondo intero.

Un grido soffocato ma udibilissimo nella sua dirompente disperazione: dall’incontro con la famigliola messicana che sopravvive in qualche modo al confine con la zona infetta ma che dona senza esitazione ai due forestieri tutto ciò che può per aiutarli nel loro viaggio, scaturisce l’immagine di un’umanità bisognosa di fiducia e comprensione reciproca, desiderio di un equilibrio di pace e condivisione che il muro divisorio eretto dagli americani (non solo la venuta degli alieni) sembra voler negare con decisione.

Non c’è dubbio che sia effettivamente così, l’uomo non è davvero una creatura capace di capire sé stesso, figuriamoci gli altri. E’ sufficiente assistere all’incontro con il faccendiere che gestisce i trasporti via mare per capire che, come sempre, è tutto e solo una questione di prezzo. L’umanità soccomberà con le tasche piene di soldi, neanche valessero come lasciapassare per un passaggio regale all’aldilà.

La storia d’amore che prende forma tra Andrew e Samantha, declina il desiderio di abbandonare le consuetudini del vivere quotidiano – rappresentate da ciò che si trova oltre il muro, quel mondo ancora inconsapevole dei pericoli in agguato e sconsideratamente indifferente  – sostituendole con il desiderio di scoperta che muove la vita, quel piacere che nasce dal sentirsi parte di qualcosa più grande di sé stessi, come solo l’amore sa fare.

Non è un caso, a mio modo di vedere, che l’unica scena in cui i mostri alieni vengono compiutamente mostrati, li rappresenti in un chiaro, inequivocabile scambio di affettuosità, tanto aliene quanto affascinanti.

Un piccolo segno di riconoscimento in un mare di estraneità.

Ma è solo un fuggente attimo, già la perfidia del fato ha sancito che non può esserci vera salvezza per nessuno quando a regnare è il caos.

Giunti alla conclusione del film, solo riavvolgendo il nastro e riguardando con attenzione la scena iniziale potremo davvero comprendere quanto in Monsters prevalga il senso di perdita, la consapevolezza che tutto cio che amiamo è destinato sfuggirci dalle mani se non si è capaci di proteggerlo, compreso questo mondo, l’unico che abbiamo a disposizione.

Lontano dagli stereotipi dei film di mostri alieni citati in apertura, Monsters rappresenta un piccolo gioiello di cinema indipendente, dall’anima underground, che suggerisce riflessioni profonde sul destino dell’umanità semplicemente raccontando una storia di amore in movimento tra due sconosciuti.

Assolutamente da vedere.

Stefano Bon @ 2019

Di seguito alcuni link interessanti per approfondire gli argomenti trattati:

1) Director Gareth Edwards Exclusive Interview – Monsters

2) Gareth Edwards on the making of “Monsters”

3) The Film Lab: MONSTERS – Gareth Edwards Interview!

4) Director Gareth Edwards Exclusive Interview (2010)

5) Interview with Gareth Edwards, writer/director of Monsters (2016)

 

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