stanzaunozerouno

Sentinella, quanto resta della notte?

Il potere e la sua ombra [racconto di Maurizio Canauz]

Un uomo di potere, colpevole di molteplici ingiustizie, viene abbandonato dalla sua ombra. L’ombra, infatti, lo lascia perché non vuole più soffrire per le sue nefaste decisioni. Poi un inaspettato incontro…

A man of power, guilty of multiple injustices, is abandoned by his shadow. The shadow, in fact, leaves him because it no longer wants to suffer from his nefarious decisions. Then an unexpected encounter…

Nella pigrizia rafferma di pozzanghere formatesi qualche ora prima osservava il narciso specchiarsi dei lampioni.

Camminava rabbrividendo sulle scaglie pietrose, sonanti come lastre di ferro ai suoi passi, fra un misero arredo urbano fatto di vecchie panchine scrostate e cestini per la spazzatura posizionati a una distanza predefinita.

Lo strepito dei suoi piedi nell’angosciante alba sprigionante colori lividi non faceva terrore ma introduceva una nota sinistra e inquietante nel silenzio innaturale della strada.

L’anima, dell’uomo curvo nella sua andatura irregolare, era stanca come il fisico prostrato e pareva non voler più patire. Era ormai un po’ di tempo che l’uomo voleva rimanere solo e oscuro, dimenticato da tutti e soprattutto lontano da ogni dilemma morale che potesse decidere del suo destino e di quello dei suoi concittadini.

Ogni mattina, da un tempo che gli sembrava immemore, percorreva la stessa strada da casa al Ministero dove lavorava, quasi fosse un automa.

A pensarci bene il suo stato d’animo era proprio quello di un essere senza cuore e budella ma con viti e bulloni.

Per sfuggire alla malinconia e al freddo accelerò il passo, quasi cercasse di raggiungere la sua ombra con la quale non andava troppo d’accordo. Ma era stato sempre così?

Una vecchia leggenda popolare diceva che se l’ombra ti abbandona o peggio la perdi questo succede perché non si vuole soffrire. Il ragazzo della leggenda aveva perso la propria ombra, perché l’ombra porta il rovescio del positivo, fa emergere con prepotenza le emozioni negative, le sofferenze, i fatti di cui pentirsi.

Come quella del giovane della leggenda anche la sua ombra non riusciva a sostenere le tante nausee e ingiustizie che, giorno dopo giorno, si erano accumulate in lui ed era fuggita, si era allontanata. Al ragazzo era stata un’amica a ricucirgli l’ombra perché in essa vi è, comunque, una parte dell’identità dell’uomo dalla quale non si può prescindere se si vuole essere completi.

Si sa che le credenze non devono essere coerenti per essere accettate e lui, per quanto avesse sempre fatto della coerenza e della razionalità la base della sua vita, aveva deciso di far sua quella credenza, anche se lo faceva solo nell’intimità convinto com’era che gli altri non l’avrebbero mai compreso e creduto.

Gli rimaneva soltanto una domanda: chi si sarebbe preso la briga di ricucirgli l’ombra? Con il tempo, infatti, aveva allontanato da lui tutti gli affetti ed ora era totalmente solo.

Si chiese, per distrarsi, quanto tempo quella notte avesse piovuto. I marciapiedi erano nerastri e lucidi. Su di essi si riflettevano vere nubi, non lievi nuvolette ma veri e propri nuvoloni scuri, carichi di pioggia.

Quel tempo metereologico combaciava con il suo umore, cupo e scuro, assolutamente lontano dalla lucentezza dell’estate.

Da un paio d’anni dopo la rivoluzione si era ritrovato a non sopportare più l’estate, la vacanza, soprattutto dei suoi collaboratori. Voleva tutti e sempre al loro posto, efficienti e pronti a svolgere i compiti che lui gli affidava. La macchina statale e burocratica doveva essere, in ogni istante, un ingranaggio perfetto, un meccanismo lubrificato e compiuto senza alcuna possibilità di ingripparsi per insignificanti incidenti di percorso, rappresentati metaforicamente dal classico granello di sabbia.

Arrivò così, con questi pensieri e sentimenti, nel suo ufficio, all’interno della famigerata Sezione D.

Salì le scale con marzialità quasi si preparasse a recitare il suo consueto ruolo di burocrate militarizzato privo di ogni sentimento.

Poi si infilò nel lungo corridoio dove erano posizionati gli uffici dei capisezione e infine arrivò davanti alla sua porta.

Diede un’occhiata al suo nome che vi troneggiava su una targhetta di ottone lucido poi lasciò attrarre il suo sguardo da una figura femminile che era accovacciata su una scomoda sedia d’aspetto.

Era una bella donna ancor giovane con il volto rigato dal pianto. Portava un abito nero, aveva lunghi capelli scuri e gli occhi, di un azzurro intenso, erano luminosi pur velati da una indicibile tristezza.

Nonostante la tragedia della situazione e lo stato in cui doveva essere, era truccata e impeccabile in ogni dettaglio.

Appena i loro sguardi si incrociarono lei si sentì autorizzata a farfugliare qualcosa.

Lui inizialmente provò irritazione per quell’incontro che disturbava l’ordine maniacale con il quale predisponeva le sue giornate.

La donna, da quando lo aveva visto, si teneva perfettamente dritta senza quasi appoggiarsi allo schienale come facevano le ragazze educate nelle scuole di partito.

Qualche particolare, apparentemente insignificante, dovette colpirlo. Oppure qualche idea covata a lungo arrivò a maturazione, modificando il suo modo di intelligere il mondo.

Sta di fatto che improvvisamente e apparentemente in modo immotivato, il suo umore cambiò.

Accampando una vecchia frequentazione tra loro, forse del tempo del Liceo, la donna chiese una grazia per suo marito arrestato, a suo dire, per un errore.

Nulla di originale. Quante richieste aveva ascoltato di quel tipo. Vaghe, imprecise, pietose. Tutti si riferivano ad un possibile errore ben sapendo che la perfetta macchina burocratica non poteva commettere errori e non lo aveva mai fatto, né lo avrebbe fatto mai. Ogni decisione era una sentenza inappellabile.

La donna era visibilmente stanca, nel suo sguardo c’era una sorta di tentennamento, di incertezza. I suoi occhi quando si posavano sulle cose o sul viso dell’alto funzionario sembravano cercare un sostegno o la risposta alla sua supplica.

Era imbarazzante dirle che non si ricordava di lei, ma questa volta il burocrate era doppiamente imbarazzato perché forse non si era dimenticato ma più semplicemente non la riconosceva. Il tempo modifica, a volte radicalmente, i visi e i corpi, utilizzandoli come forme di cera da rimodellare continuamente. Chissà come era quella donna trent’anni prima? Chissà se l’aveva baciata o amata o solo vagheggiata? Chissà se lo aveva respinto partecipando così a quel processo che lo avrebbe portato a diffidare di tutto e tutti. Chissà.

Da qualche tempo ormai faticava a ordinare i suoi pensieri, i visi si sovrapponevano confondendosi in volti senza lineamenti come se fossero tutti dannatamente uguali. Questo processo era peggiorato immensamente da quando aveva litigato con la sua ombra. I ricordi si cancellavano e sbiadivano rapidi rendendolo un uomo senza radici, un naufrago alla ricerca di un’inesistente terra ferma.

Entrato in ufficio e accomiatata la donna, prese l’elenco dei futuri deportati e con un gesto sicuro, senza ripensamenti, cancellò un nome.

Poi, odiando l’incompletezza, ne aggiunse un altro: il suo.

Firmò il documento e chiamò una guardia perché lo consegnasse alla polizia politica. Poi rimase ad attendere che lo venissimo a prelevare.

Sapeva com’era ottusa la burocrazia militare e che nessuno avrebbe mai pensato ad un errore. Ma perché lo aveva fatto?

I raggi di sole ora filtravano dalla finestra e finalmente vide la sua ombra felice accanto a lui.

Maurizio Canauz @ 2021

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

ilpensatoiodimatilda

L'unico tiranno che accetto in questo mondo è la voce silenziosa della mia coscienza

stanzaunozerouno

Sentinella, quanto resta della notte?

KippleBlog

Be Weird Be Kipple

Don't Panic!

Guide, curiosità e spunti per la sopravvivenza di asociali e geek

Lorerama

Scritti dal presente e su futuri incerti

il Vortex

blog personale di Giorgio Ginelli

MARCIO - Lo Zombie's Blog

rantolando mi trascino verso la carne viva

Sendreacristina

Opere. (tell : 3403738117 )

CINEMANOMETRO

recensioni film fantascienza, horror, mostri e amenita varie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: